La fontana di Plymouth

Un pezzo della collezione reale d’Inghilterra che racconta ancora una storia non troppo conosciuta sui banchetti seicenteschi

La fontana di Plymouth

La fontana di Plymouth, opera attribuita a Peter Oehr I (~1640), immagine tratta dal portale online della Royal Collection di Londra

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Quanti musei in questi ultimi anni hanno scelto di creare portali dedicati e virtual tour al fine di mostrare a tutti, attraverso il potere di immagini, video e anche grafiche tridimensionali, i propri preziosi contenuti “In anteprima”? È il caso della collezione di tesori della Casa Reale inglese, sul cui sito web abbiamo scovato questa splendida fontana in argento dorato, di evidente stile barocco, la cui produzione si fa risalire intorno al 1640, curata dall’orafo amburghese Peter Oehr I. Una vera opera d’arte, che ci riporta anche a tante fontane cittadine d’Italia, dal momento che il suo tema è il mare, rappresentato dalle figure di Nettuno e Anfitrite (sua mitologica moglie) arricchite con altre figure come tritoni, ninfe, mostri marini. Sulla cima, a sormontare tanta bellezza, la figura di Venere. 

Ma vi starete chiedendo perché vi stiamo presentando questo particolare manufatto in un contesto come il nostro: la fontana di Plymouth è infatti un’opera considerata essere il primo esempio di fontana di vino giunto fino ai giorni nostri in terra anglosassone. Alcune sue descrizioni scritte risalenti al XVII secolo, raccontano che la fontana fosse in grado di emettere anche fiamme colorate, di far zampillare anche acque profumate, nonché di emettere anche “fuoco profumato”, probabilmente mediante l’uso di pastiglie che venivano riposte a bruciare sulla sommità (dove in origine c’era Atlantide o Ercole, con in mano un piattino pensato appositamente come brucia-essenze). Si trattava dunque di un oggetto ideale da sfoggiare nei lussuosi banchetti di corte, per abbellire tavoli e creare giochi di sensi intriganti per divertire gli ospiti, dai colori, ai profumi, ai sapori. 

Scritto da Redazione ProDiGus

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