Cos'è un jubako?

Scopriamo i contenitori a ripiani o a cassetti per alimenti tipici della cultura e dell’arte giapponese

Cos'è un jubako?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Jubako giapponese, ca. 1860 (autore sconosciuto, probabilmente fabbricato a Nagoya), Immagine tratta dal portale web del Victoria & Albert Museum di Londra

Navigando per il web ci siamo imbattuti in questo particolare oggetto che a prima vista non si direbbe avere una qualche connessione con il cibo. Una splendida opera d’arte giapponese acquistata all'Esposizione Internazionale di Parigi del 1867 al prezzo di £ 60,00 (costo particolarmente alto, quasi proibitivo a quei tempi), che sulla sua superficie prende il verosimile aspetto di un mosaico e attraverso le immagini raffigurate (ventagli, gru, pini, erba cinese) riprende i temi tanto ricorrenti nella cultura nipponica dell’eterna giovinezza e dell’immortalità

Si tratta in realtà di un oggetto che prende il nome di jubako e appartiene ad una categoria molto più ampia di contenitori destinati a contenere alimenti rigorosamente disposti su più livelli. Se questo esemplare prevede un’apertura a cassetti, ve n’erano (e ve ne sono ancora) anche altri più comuni pensati come vere e proprie “colonne” di singoli contenitori impilabili in un numero variabile, da 2 a 5. Un jubako “classico” prevede solitamente quattro scompartimenti differenti, in onore del numero delle stagioni. 

Prodotti tipicamente in legno ma oggi anche in resine sintetiche, ceramica o addirittura in carta, i jubako d’uso comune inoltre hanno spesso forma rettangolare (come quello che potete osservare nell’immagine di apertura di questo articolo), mentre le versioni più artistiche hanno portato a dar vita a jubako di forma circolare, o addirittura esagonale od ottagonale. Ma quali cibi sono tradizionalmente atti a contenere? Naturalmente vien da sé comprendere che una tale “struttura” riservata al cibo sia funzionale ad un suo successivo trasporto per il consumo in occasioni fuori porta. 

Entrate in uso nel periodo Edo (o periodo Tokugawa, 1603-1868), oggi in Giappone l’uso dei jubako si lega tradizionalmente ad alcuni particolari eventi dell’anno: vengono utilizzati ad esempio per conservare l'Osechi, termine generico che si riferisce alla preparazione anticipata di pietanze che si consumeranno nel corso dei giorni di festa a seguire, come ad esempio accade per il Capodanno giapponese. I giapponesi usano infatti dar vita a ricette che durino qualche giorno (in frigorifero o a temperatura ambiente fresca) nella convinzione che l’ambiente della cucina vada tenuto fermo e silenzioso per invitare gli dei, ma anche per dare giusto riposo alle donne ai fornelli nei giorni dedicati alle festività.

Ma se abbiamo scelto di raccontarvi l’essenza del jubako in primavera, è per aggiungere che in Giappone potrà capitarvi di vedere persone trasportare il proprio cibo nei bellissimi e particolari jubako anche nel corso di vari eventi da godersi rigorosamente all’aria aperta, a partire dal godersi la spendida visione degli alberi di ciliegio in fiore, che in questa terra si può ammirare proprio tra i mesi di marzo e aprile. 

 

Scopri anche il dabba, il contenitore indiano a ripiani per il consumo del pranzo di lavoro fuori casa

 


Fonte: V&A Museum

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di promozione, eventi e consulenza per la ristorazione a 360°, oltre ad essere referente della comunicazione on e offline di Fabio Campoli e parte del team editoriale della rivista Facile Con Gusto.

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