Antichità per sfamare I bimbi

Nella galleria online del Victoria & Albert Museum di Londra, abbiamo scovato due oggetti “da tavola” dedicati ai bambini

Antichità per sfamare I bimbi

“Sucking bottle” (sx) e “Pap boat” (dx) , immagini liberamente tratte da https://collections.vam.ac.uk

In questo nuovo appuntamento con i nostri “Ritagli di gusto”, vi trasportiamo nuovamente nella galleria virtuale del Victoria & Albert Museum di Londra, dove ci hanno incuriosito in particolare due immagini, accomunate dal riportare alla luce due antichi oggetti funzionali all’alimentazione dei più piccoli.

Sul lato destro (potete cliccare sulle fotografie per ingrandirle e osservarle meglio), vi mostriamo l'immagine di un pezzo risalente alla metà del Settecento, attribuito all’arte della lavorazione dell’argento di William Woodward. Il suo nome tradizionale è “pap boat”, che potremmo in tutto e per tutto tradurre come “barchetta per la pappa”. Un oggetto regale che spesso veniva donato in occasione dei battesimi, dal momento che l’argento, oltre che per la sua naturale qualità igienica, era considerato un augurio di ricchezza per il futuro del nascituro, dunque rappresentava un metallo simbolo dell’età infantile. Non a caso, in terra anglosassone, il nostro modo di dire “nascere con la camicia” trova un significato equivalente in “nascere con un cucchiaio d’argento in mano”:

La “barchetta” era un profondo cucchiaio con beccuccio più o meno allungato, che portava spesso decorazioni a tema (apostoli, angeli, leoni, o ancora, come in questo caso, la testa di un bambino), e non di meno un coperchio per mantenerlo pulito e protetto. La “pappa” invece (letteralmente “pap” in lingua inglese) è stato per secoli (con fonti e reperti risalenti in particolare al Medioevo) l’alimento prediletto per svezzare i bimbi raggiunta l’età di un anno: somigliante al porridge per consistenza, si trattava di una crema preparata con farina, latte e tuorli d’uovo, ma anche, in alternativa, con semplice pane lasciato ammorbidire nel brodo (che prendeva il nome di panada, proprio come la nostra versione italiana). Erano questi gli alimenti più frequenti nella dieta quotidiana dei bambini di tutte le classi, orientativamente fino ai 5-6 anni d’età.

Il secondo curioso oggetto legato alle antiche usanze nell’alimentazione dei più piccoli, raffigurato in alto a sinistra, è una “sucking bottle”, letteralmente “bottiglia per succhiare”: questa definizione è sufficiente di certo a far comprendere che rappresenta un’ancestrale versione di biberon in terracotta dipinta. Realizzato (si stima) intorno al 1840 dal produttore inglese Davenport & Co., presenta un collo allungato, terminante con dei fori, attraverso i quali il bambino poteva suggere il cibo, primo fra tutti il latte, che veniva introdotto dal foro circolare presente sulla pancia di una bottiglia, poi tappato con un dischetto (che poteva essere anche il sughero). Un po' più facile da sanificare, questa invenzione superò il biberon in vetro soprannominato “killer” in uso in epoca vittoriana, che causò innumerevoli morti infantili a causa delle grandi difficoltà di pulizia (in particolare del tubicino per la suzione) e dei consigli errati che venivano forniti ai tempi alle mamme per una sua corretta gestione.
 

Fonti sitografiche:

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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