Il Roero Arneis

Vitigno piemontese che promette bianche emozioni nel bicchiere: scopriamo il Roero Arneis tra storia, caratteristiche e consigli di degustazione

Il Roero Arneis

Il vitigno bianco Arneis (termine che nel dialetto piemontese suole indicare una persona scontrosa, irascibile, poco affidabile) è avvolto nelle nebbie del passato e le origini restano ancora oggi ignote. La prima citazione di questo prezioso vitigno del PIemonte è del 1478 in quel di Canale (comune definito “la capitale del Roero”) con il nome  “renexiy” dal nome del bric Renesio posto alle spalle del paese di Canale (si tatta della cosiddetta Rocca Tagliata meta di gite escursioni a piedi, con altitudine di 215 m s.l.m.). Studiosi di notevole levatura ne parlano ampiamente, come Giuseppe dei Conti di Rovasenda (Verzuolo - VC - 1824 – 1913) nel suo saggio Ampelografia Universale di del 1877, seguito da Girolamo Molon (Vicenza 1860 – 1937) nel 1909, studiosi che lo descrissero dettagliatamente. 

La zona di coltivazione storica è costituita dal Piemonte, regione nella quale l’area di maggiore coltivazione è la provincia di Cuneo, sulla sinistra del fiume Tànaro (sesto fiume italiano e secondo della Regione, con i suoi 276 km di lunghezza, sfocia nel Po), nella zona del Roero (area che divide le Langhe del Monferrato, situata nella parte nord-orientale della provincia di Cuneo, il cui  nome è da riportare  dall’omonima famiglia nobile, originaria di Asti, che la governò sin dal Medioevo). Si tratta di area collinare (il disciplinare esclude la possibilità di produrre questo vino nelle aree di fondovalle, pianeggianti, umide e non sufficiente soleggiate; esposizione: deve essere adatta ad assicurare un'idonea maturazione delle uve, prediligendo quindi quelle acclivi) che non supera i 400 m di altitudine s.l.m., con terreni argillosi, calcarei e sabbiosi che consentono di ottenere dall’Arneis uve di qualità medio - alta, grazie anche al contributo del clima continentale, caratterizzato da notevoli escursioni termiche tra inverno ed estate (la temperatura media è superiore ai 10°C durante il periodo caldo e sotto i -3°C durante quelli più freddi).

Si tratta in genere di territori lontani dagli influssi delle grandi masse di acqua marina o dolce. Sporadiche coltivazioni di Arneis si riscontrano anche in Liguria e Sardegna. Piccole produzioni di questo vitigno esistono anche in California e Oregon. Dal punto di vista ampelografico, l’Arneis bianco è un vitigno vigoroso, ha grappolo medio, compatto, spesso alato; l’acino è di media grandezza, con buccia pruinosa, abbastanza consistente e spessa, di colore giallo chiaro – verde pallido. Matura nella terza decade di settembre, con produzione abbondante e costante.

L’Arneis rientra nel gruppo delle cosiddette Bianchette piemontesi e liguri, ed è noto anche con i sinonimi Bianchetto, Bianchetta d’Alba e Nebbiolo bianco. L’uva Arneis si conserva bene anche in fruttaio (luogo in cui la frutta completa la maturazione; può essere all’aperto con opportune coperture o al chiuso e ben ventilato), l’utilizzo è esclusivamente enologico (anche  in mescolanza con altre uve bianche). L’uva Arneis è usata anche come base per spumanti, oltre che per passiti, di solito non miscelata con le citate uve locali. Nelle campagne piemontesi del passato si usava piantare uno o due filari di questo vitigno  nei vigneti di uva rossa, in quanto maturando prima di queste attirava su di sé le vespe, salvando così il prezioso raccolto dall’insorgenza delle muffe a seguito delle punture degli insetti sull’acino. L’Arnèis rientra tra le uve per la produzione del Roero Arneis DOCG e del Langhe Arneis DOC. 

Il vino Roero bianco o Roero Arneis DOCG (il cui Consorzio di Tutela ha sede nel Comune di Canale), come da disciplinare di produzione (il primo del 1985, l’ultimo del 2018), deve essere prodotto da uve coltivate e trasformate negli interi territori dei Comuni di Canale, Corneliano d’Alba, Piobesi d’Alba e Vezza d’Alba, e in parte dei territori di altri quindici Comuni, tutti in provincia di Cuneo, utilizzando almeno l’Arneis per il 95% (se non vinificato in purezza al 100%, il restante 5% è fatto di uve a bacca bianca, non aromatiche autorizzate dalla Regione Piemonte: es. Favorita, Barbera b.). Sulle etichette può essere riportata la menzione “vigna” soltanto quando le uve vinificate provengono da uno stesso vigneto di almeno 3 anni di età  (dopo opportuna registrazione della caratteristica nella Lista Positiva riportata nell’Albo dei vigneti della denominazione, tenuto dall’apposito organismo). 

La produzione di uva per ettaro prevista dal disciplinare è di 100 q, ridotta a 54 al terzo anno fino a 90 dal settimo anno in poi di vita per la menzione vigna. La resa dell’uva in vino deve essere al massimo del 70%, corrispondenti a max 70 hl/ha. Per l’invecchiamento il disciplinare prevede per le tipologie che vogliono essere qualificate come DOCG: 4 mesi per il Roero Arneis fermo, 16 mesi per il tipo riserva, per entrambi dal 1° novembre dalla vendemmia dell’anno. Più che di invecchiamento per questo vino è meglio parlare di affinamento, dato che non ha caratteristiche per essere invecchiato (alcol, acidità corpo non sono rilevanti), operazione che di solito avviene in acciaio e non in legno, il quale ridurrebbe ancora di più l’acidità (freschezza) rendendo il vino piatto. Per l’immissione in commercio: dal 1° marzo dell’anno successivo alla raccolta uve per il tipo fermo, dal primo marzo del secondo anno post raccolta per il tipo riserva.

Si tratta di un vino di colore dal giallo finemente paglierino al giallo gentilmente dorato, con delicato odore di erba tagliata, fiori bianchi, camomilla, ginestra, mela, pesca, nocciola, albicocca a seconda dell’area di coltivazione, giungendo a sentori di legno e vaniglia se fatto affinare in botti. Il sapore è asciutto (cioè secco), solo gentilmente amarognolo, erbaceo, elegante, armonico (cioè con ottimale combinazione delle caratteristiche visive, olfattive e gustative), con una gradazione alcolica minima di 12°, acidità minima di 4,5 g/l (espressa come equivalente in acido tartarico, anche se di norma questo vino arriva anche a 6 – 6,5), pH medio 3 – 3,3 (misura della forza acida di un vino, in questo caso più che sufficiente per la freschezza in bocca), estratto secco minimo 15,5 g/l (componente solida del vino, cioè composti non volatili vari), con discreta morbidezza (per alcol etilico, glicerina e altri polialcoli), buona freschezza e talvolta vivacità.

Per quanto detto l’Arneis DOCG risulta essere un vino bianco, secco, fresco, leggero o di medio corpo, sapido, abbastanza intenso, abbastanza persistente. Del Roero Arneis oltre alla tipologia di vino fermo è prodotta sia la tipologia “Riserva”, che “Spumante”. La versione spumante si presenta ricca di una spuma fine (bollicine piccole come punte di spilli) e persistente (pur restano nel bicchiere, le bollicine continuano a svilupparsi), con colore paglierino talvolta intenso, odore delicato, fruttato, fresco, sentori (odore + profumo) di lievito, crosta di pane caldo, vaniglia, sapore elegante e armonico da brut nature a dolce, con minimo 11,5° di alcol, acidità minima 5 g/l, estratto minimo 15 g/l. Quando le caratteristiche di uva e vini non sono quelle utili per il riconoscimento DOCG, i prodotti vengono riconosciuti DOP.

A tavola l’Arneis è ottimo come aperitivo da abbinare a vitello tonnato, carne cruda all’albese, peperoni ripieni tutti tipici antipasti piemontesi, oltre a preparazioni di crostacei e pesci (come la zuppa di pesce d’acqua dolce), pasta col pesce, formaggi di medio invecchiamento. La temperatura migliore per la degustazione è di 8 - 10 °C, mentre l’epoca migliore per il consumo è 1 anno, salvo il riserva il cui invecchiamento è di almeno 16 mesi. Preferite degustare questo vino in un classico calice medio da vino bianco.

Note bibliografiche 
Disciplinare di produzione della DOCG Roero Arneis
I grandi libri del vino, Ed. Gribaudo 
M. Fregoni, Viticoltura di qualità, Ed. L’Informatore Agrario
Calò – Costacurta - Scienza, Vitigni d’Italia, Edagricole
Tecnica della degustazione, Ed. AIS
Il vino italiano  1° e 2° vol., Ed. AIS

Photo via Pixabay

Scritto da Luciano Albano

Laureato con lode in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Bari nel 1978, ha svolto servizio come dirigente del servizio miglioramenti fondiari della Regione Puglia presso l’Ispettorato Agrario della città di Taranto. Appassionato di oli e vini, ha conseguito il diploma di sommelier A.I.S. e quello di assaggiatore ufficiale di olio per la sua regione

Già specializzato in Irrigazione e Drenaggio dei terreni agricoli presso il C.I.H.E.A.M. di Bari (Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Mediterraneennes), nonché iscritto all'Ordine dei Dottori Agronomi della Provincia di Taranto e nell'Albo dei C.T.U. del Tribunale Civile di Taranto

, da sempre ama approfondire il food e il beverage per metterne in rilievo ogni sfaccettatura.

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