Xylella: quale soluzione?

In Puglia il problema sembra non trovare fine: l’idea più diffusa è che il danno agli oliveti sia stato provocato da altre ragioni

Xylella: quale soluzione?

La Xylella ha causato ingenti danni in Puglia e continua a provocarne. Dal 2013 (anno in cui per la prima volta fu riscontrata sugli ulivi la presenza del batterio) ad oggi, non molti sono stati i progressi e la situazione nelle campagne pugliesi resta critica. Secondo un’analisi della Coldiretti Puglia, a causa della Xylella, nell’ultimo anno, si è registrato un crollo del 73% della produzione di olio d’oliva.

Dall’inizio dell’emergenza ad oggi sarebbero andati persi 5000 posti di lavoro, in una filiera un tempo fiore all’occhiello della regione. Dati a parte, attraversando la Puglia in macchina, non si può fare a meno di notare, con amarezza, la devastazione che il territorio ha subito, un po' ovunque.

Tra i coltivatori, non sono in pochi quelli che attribuiscono la responsabilità del disastro non tanto al batterio quanto alla burocrazia, alla presunta impreparazione di chi aveva il compito di occuparsi del problema. L’European Food Safety Authority (EFSA) scriveva, qualche anno fa, queste parole: “non è nota alcuna strategia precedente che abbia avuto successo nell’eradicazione di Xylella fastidiosa, una volta insediatasi all’aperto”.

Questa constatazione non ha impedito agli amministratori locali e ai governi che si sono succeduti in questi anni di adottare provvedimenti drastici contro il batterio, come l’abbattimento degli ulivi, l’intervento massiccio di pesticidi e insetticidi, senza alcuna evidenza scientifica sull’efficacia di queste pratiche.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: terreni irrorati con prodotti fitosanitari, frantoi svenduti a produttori esteri, ettari ed ettari di terra ormai incolta e tristemente abbandonata. Un colpo al cuore della Puglia. Qualche anno fa Giuseppe Coppola, proprietario di un oliveto nel leccese, rilasciava ai giornalisti che lo interpellavano come testimone attivo della vicenda, dichiarazioni piuttosto esplicite.

“La burocrazia ha ucciso più ulivi della Xylella, mentre sul mio terreno 450 alberi tornano a germogliare dopo un anno di cure tradizionali e biologiche”.

Allora, gli esperti sentenziarono che solo il tempo avrebbe potuto dare delle risposte certe, sulla maniera migliore di trattare il problema Xylella.

Dopo sei anni di eradicazioni, le cose per gli olivicoltori vanno tutt’altro che bene. La bocciatura del Ministero dei Beni Culturali e di quello dell’Ambiente, che hanno impugnato l’articolo 26 del Bilancio regionale pugliese, il quale avrebbe liberalizzato la diversificazione colturale è solo l’ultima delle tegole cadute sulle teste dei coltivatori.

Almeno secondo quanto sostiene Coldiretti, la diversificazione delle colture e non il vincolo al reimpianto di ulivi su ulivi espiantati è una delle strade da seguire per ricostruire il paesaggio e l’economia pugliesi.


Fonte: Il Fatto Quotidiano

Scritto da Redazione ProDiGus

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