Un mondo di "bacche"

In inglese “berry” significa bacca, ed entra a far parte del nome di tanti piccoli frutti: scopriamoli dai più classici ai più particolari

Un mondo di "bacche"

“Bacca” è un termine tecnico botanico che identifica l’essenza di alcune tipologie di frutti, contraddistinti dal possedere un epicarpo (ossia una buccia) piuttosto sottile e un endocarpo (polpa) polposo e spesso anche succoso, al cui interno si trovano i semi. La parola bacca, tuttavia, adottata nel linguaggio comune ha visto il suo uso estendersi anche ad identificare frutti della natura che “botanicamente” non lo sono: si pensi ad esempio a quelli della pianta del ginepro o della fragola. Al contrario, altri frutti che sono “propriamente bacche” non vengono definiti tali nel gergo parlato: parliamo di peperoni, melanzane, pomodori e acini d’uva, spesso non intesi come bacche. 

Non sono bacche nemmeno i mirtilli e i lamponi, ma a quanto pare anche alla lingua inglese questi tecnicismi interessano poco, poiché la parola berry (letteralmente “bacca” in inglese) diventa suffisso di parole che identificano una gran quantità di frutti di bosco e simili, soprattutto di piante arbustive, alcune più comuni ed altre meno, che abbiamo pensato di farvi conoscere attraverso questo articolo. 

Si parte dalla fragola che prende il nome di strawberry, passando poi dal lampone (raspberry) e dalla mora (blackberry), fino ad arrivare ai blueberries ovvero i mirtilli blu. Nello specifico i mirtilli rossi sono chiamati cranberries (proprio come l’indimenticato gruppo musicale): sono i frutti di una pianta chiamata ossicocco, detta anche mirtillo palustre, molto diffusa in America e Canada e meno in Europa. Proprio con essi viene preparata la tipica salsa d’accompagnamento del tacchino del Giorno del Ringraziamento (ma anche di molti altri arrosti serviti in tavola nella stagione fredda).

Arrivano ora i meno conosciuti: iniziamo con lo jostaberry, frutto di una pianta cespugliosa ottenuta dall’ibridazione naturale tra uva spina e ribes nero. Il primo tentativo risale al 1880 in Inghilterra, dove si verificò in quegli anni la necessità di ottenere un frutto come l’uva spina su piante che fossero prive di appuntiti impedimenti alla raccolta (come rivela già il suo nome). L’ottimizzazione della coltura per dar vita ad ibridi fertili avvenne invece in Germania nella prima metà del Novecento: infatti il nome di queste bacche nasce dalla combinazione dei termini tedeschi Johannisbeere ("Jo") che sta per “ribes nero” e Stachelbeere (“Sta”) che sta per "uva spina". 

Commestibili sia crude che cotte, le jostaberries sviluppano le note tipiche del ribes nero man mano che il frutto matura sempre più cambiando colore e sviluppando anche una maggiore dolcezza e un ottimo contenuto in vitamina C. Boysenberry è invece il nome del frutto di bosco ottenuto dall’incrocio tra mora californiana e lampone, nato in California sempre nella prima metà del Novecento e introdotto poco dopo in Nuova Zelanda (che attualmente ne è il principale paese produttore). La forma dei frutti è oblunga come quella di un gelso, ed essi hanno la particolarità di essere tra i più grandi frutti di bosco disponibili sul mercato mondiale (con un peso medio di 8-10 g per frutto). 

Ancora un incrocio tra mora (varietà americana Aurora) e lampone rosso è il cosiddetto tayberry, frutto che prende il nome del fiume Tay situato in Scozia, patria del brevetto (seconda metà del Novecento). Il frutto di ottime dimensioni si presenta più dolce e aromatico rispetto al frutto chiamato loganberry (incrocio tra mora nordamericana e lampone europeo).

Altre “bacche” delle quali difficilmente avrete sentito parlare sono infine le wineberries del Giappone (o uva giapponese), frutti aggregati di una Rosacea nativa dell’Estremo Oriente. Oggi molto diffuse anche in Nord America, il loro sapore dolce e aspro al contempo è molto gradito e riprende quello del lampone, vedendone un ottimale utilizzo nella decorazione di dolci.  

Scritto da Redazione ProDiGus

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