Tra grolle e genepì

Due parole chiave per scoprire il meglio della convivialità e del folklore a tavola in Valle d'Aosta

Tra grolle e genepì

La Valle d’Aosta è paragonabile ad un bellissimo quadro, la cui cornice sono le più alte cime delle Alpi. Annoverando al loro interno le vette più alte d’Europa, rappresentano la catena montuosa più importante del continente europeo, che lambisce ben sette nazioni che condividono storia e tradizioni ma che al contempo le diversificano, ciascuna con la propria cultura.

Nei villaggi alpini di ogni stato vivono attività fiorenti come la lavorazione del legno, l’agricoltura e l’allevamento di tipo montano, nonché la produzione di latte e la sua lavorazione in formaggi dalle fenomenali caratteristiche organolettiche; poi, a seconda delle peculiarità geografiche, fisiche e climatiche degli specifici territori, la presenza di fiumi, di ampie foreste o il verificarsi di particolari condizioni atmosferiche porta alla diversificazione di tante specialità gastronomiche da provare almeno una volta nella vita. 

Nelle case dei valdostani, tramandati da una generazione all’altra, si trovano armadi, cassettoni ma anche scrigni, ciotole, bastoni, pipe e altri oggetti in legno. Questi manufatti sono spesso intagliati a mano, cesellati e arabescati con disegni di fiori e foglie, ma anche di soli e cuori, stemmi, date e croci. La più tipica espressione dell’artigianato valdostano è senza dubbio la grolla, simbolo di amicizia e fratellanza. 

Si tratta di una coppa in legno di pero o di melo in cui i valdostani usano bere da secoli in occasione di banchetti e riunioni solenni. L’origine della grolla è remota, sembra che il suo nome derivi dal “Graal” (Santo), il calice in cui nel Medioevo si riteneva avesse bevuto Gesù durante l’Ultima Cena. La grolla era a quei tempi in argento lavorato a sbalzo, e si trovava sulle tavole dei ricchi signori: essa si offriva piena di vino all’ospite più vecchio per poi passare di mano in mano agli altri convitati.

L’uso di bere ad uno stesso calice era diffuso già al tempo dei Greci per poi tramandarsi ai Romani e agli Ebrei: passandosi il calice spesso si pronunciavano frasi augurali e propiziatorie. Col passare del tempo la grolla ha cambiato forma ed è oggi chiamata coppa o grolla dell’amicizia; la sua forma è quella di una tazza bassa e panciuta in legno di noce o di acero intarsiato con un coperchio centrale e una serie di beccucci tutto intorno.

Vi si serve tipicamente anche il caffè alla valdostana, un caffè lungo miscelato con alcuni liquori, zuccherato, speziato e servito fiammeggiante. Quando l’alcool è evaporato, la calda bevanda si fa passare “à la ronde” senza appoggiarla sul tavolo, in un rito conviviale che scalda il corpo e anche lo spirito nelle fredde serate invernali. Se riempita con vino rosso caldo aromatizzato con cannella, chiodi di garofano e scorze di agrumi, la grolla può servire anche a bere il vin brulé con gli amici. 

Un'altra tipicità della regione è il liquore genepì (o génépy) che si ottiene dalle infiorescenze simili a spighe di piante di artemisia alpine, attraverso due diverse modalità: l’infusione a freddo in una soluzione di acqua e alcol oppure per distillazione dell’infuso con aggiunta di uno sciroppo di acqua e zucchero. La pianta del Genepì ha diverse specie; quelle coltivate crescono a quote basse, tra i 1800 e i 2000 metri; le spontanee raggiungono anche quota 3000 metri sul livello del mare.

Dal 2015 il liquore Genepì della Valle d’Aosta ha ottenuto il riconoscimento IGP; ciò che rende unico questo liquore sono le sue caratteristiche dettate dal disciplinare che regola la sua quantità di zucchero, il suo colore che va dal verde chiaro al giallo ambrato, l’odore fruttato e floreale .Il confezionamento e l’affinamento del liquore nel legno deve avvenire nella regione stessa dove dal 1928 la pianta di Artemisia è stata classificata come una specie protetta e dove il Genepì si produce adoperando acqua delle sorgenti idriche locali.Il suo volume alcolico minimo deve essere del 25% fino a 40-42% di alcol.

Dalla pianta di artemisia si ricavano anche oli essenziali; essa ha proprietà balsamiche e digestive che trasferisce al Genepì attraverso la lavorazione; i suoi fiori secchi, finemente tritati ,possono anche entrare in alcune ricette come nella pasta all'uovo o nei dolci. Il liquore invece se bevuto liscio è un ottimo digestivo, con ghiaccio o con seltz è dissetante come aperitivo mentre nei cocktail aggiunge aroma ai long drink.

Photo by Redazione Prodigus

Scritto da Redazione ProDiGus

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