Tempo di zeppole!

In occasione della festa dei papà, indaghiamo per voi su storia e curiosità di questo dolce partenopeo amato da tutta Italia

Tempo di zeppole!

Che buone le zeppole! Impossibile rinunciarvi nel mese di marzo, non solo nel giorno in cui ricade la festa di San Giuseppe e di tutti i papà (19 marzo) ma per tutta la sua durata, sia che le si veda troneggiare nelle pasticcerie, sia che si abbia l’abilità di prepararle ad arte in casa, come tradizione napoletana comanda.

Ebbene sì, perché sull’origine partenopea delle zeppole non vi sarebbe davvero alcun dubbio. Diverse testimonianze scritte dimostrano la loro esistenza a Napoli già nel Quattrocento, all’epoca del secondo Viceré Juan De Aragón. Una ricetta simile a quella attuale si trova in un libro datato 1837 e scritto dal celebre gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, che nel suo dialetto scrisse:

”Miette ncoppa a lo ffuoco na cazzarola co meza caraffa d’acqua fresca, e nu bicchiere de vino janco, e quando vide ch’accomenz’a fa lle campanelle, e sta p’ascì a bollere nce mine a poco a poco miezo ruotolo, o duje tierze de sciore fino, votanno sempre co lo laniaturo; e quanno la pasta se scosta da tuorno a la cazzarola, allora è fatta e la lieve mettennola ‘ncoppa a lo tavolillo, co na sodonta d’uoglio; quanno è mezza fredda, che la puo’ manià, la mine co lle mmane per farla schianà si per caso nce fosse quacche pallottola de sciore: ne farraje tanta tortanelli come sono li zeppole, e le friarraje, o co l’uoglio, o co la nzogna, che veneno meglio, attiento che ta tiella s’avesse da abbruscià; po co no spruoccolo appuntuto le pugnarraje pe farle suiglià, e farle venì vacante da dinto; l’accuonce dinto a lo piatto co zuccaro, e mele. Pe farle venì chiù tennere farraje la pasta na jurnata primma.”

E persino Johann Wolfgang von Goethe, che nel 1786 - all’età di 37 anni - iniziò il suo meraviglioso viaggio in Italia (al quale dedicò un libro), lascia una testimonianza scritta della sua visita a Napoli anche attraverso la citazione dei tradizionali venditori di pasta fritta e delle invitanti ciambelle cotte al momento nell’olio bollente.

“Oggi era anche la festa di S. Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli cioè venditori di pasta fritta. Sulle soglie delle case, grandi padelle erano poste sui focolari improvvisati. Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle che gettava nell’olio bollente, un terzo, vicino alla padella, ritraeva con un piccolo spiedo, le ciambelle che man mano erano cotte e, con un altro spiedo, le passava a un quarto garzone che le offriva ai passanti”

Vi incuriosirà tuttavia anche conoscere da dove proviene l’appellativo “zeppola”. Sebbene la storia etimologica di questo termine sia controversa, secondo alcuni con questo nome si indicava un tempo un apposito arnese di legno, che veniva impiegato durante la cottura per pungere la pasta in frittura, in modo da farla vuotare a dovere all’interno. Secondo altri, si tratterebbe di una derivazione della parola “zeppa”, che indicava a Napoli un pezzo di legno posto per correggere le altezze dei mobili o per fermare le porte, con riferimento al mestiere di falegname di San Giuseppe.

E per altri ancora, deriverebbe addirittura dal latino serpula, ad indicare la tipica forma di “serpe attorcigliata” delle zeppole.

A voi scegliere di credere alla leggenda che più aggrada la vostra mente da buongustai… e buona festa di San Giuseppe a tutti!

Scritto da Redazione ProDiGus

Il nostro staff in costante elaborazione e ricerca di informazioni utili e attendibili nel mondo del food&beverage

2 Commenti

  1. Laura Lucarelli19 marzo 2020 alle ore 11:20

    Poche righe ben scritte, da cui, anche oggi, ho imparato cose per me nuove. Grazie!

  2. Luciano Albano19 marzo 2021 alle ore 09:11

    Articolo breve, conciso, scritto bene e tanto interessante. Complimenti perché è stato un vero piacere leggerlo e imparare. Ho saputo notizie su un argomento tanto goloso come le zeppole. Luciano Albano

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