Sprechi alimentari in classifica

Quali sono i prodotti che finiscono più di frequente nel nostro cestino dei rifiuti?

Sprechi alimentari in classifica

Quello degli sprechi alimentari è un tema sempre più acceso nel mondo intero: si mira a produrre sempre maggiori quantità di cibo per soddisfare la crescente popolazione mondiale, ma al tempo stesso l’accumulo di essi sotto forma di rifiuti raggiunge livelli sempre più preoccupanti. 

Il rapporto Waste Watcher 2019 condotto da Last Minute Market/Swg, presentato presso la sede FAO di Roma in occasione della sesta Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare – fissate per lo scorso 5 febbraio, ha puntato alla raccolta di dati per capire quali siano i cibi che finiscono più di frequente nella pattumiera. 

In termini di frequenza, in cima alla “classifica dello spreco” figurano il pane e le verdure fresche. Sarà per la loro deperibilità, perché eccediamo nelle quantità acquistate o perché siamo sempre meno inclini non solo a trascorrere del tempo in cucina, ma anche nell’ingegnarci al meglio per non buttar via neanche una briciola? Forse la risposta è insista un po’ in ciascuno di questi fattori. 

In un arco temporale più lungo (7gg), seguono a questi altri cibi per i quali si denota una certa difficoltà al non-spreco: parliamo di legumi, frutta fresca e pasta (sia fresca che non). Scendendo più nel dettaglio, il 64% degli intervistati ha dichiarato di gettar via del cibo solo una volta al mese, il 15% lo fa una volta alla settimana e il 13% ogni due settimane, solo l’1% dichiara di avere la cattiva abitudine di sprecare quotidianamente

Inoltre, ben 4 italiani su 10 (ovvero il 38%) hanno dichiarato che la quantità di cibo da loro acquistato e non consumato è diminuita rispetto a due anni fa. Eppure i dati sugli sprechi si mostrano ben diversi, dal momento che si stima che quelli alimentari superino oramai sia quelli idrici che energetici o ancora monetari. Vien quasi spontaneo chiedersi se sia effettivamente la tecnica dell’intervista quella migliore per “stanare” i reali comportamenti dei consumatori tra le mura domestiche: perché si sa, quando entrano in ballo i sensi di colpa, la verità stenta a venir fuori da un semplice questionario a risposte chiuse.


Fonte: Adnkronos

Scritto da Redazione ProDiGus

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