Sci-fi food

La "science fiction" diventa realtà: nasce in un laboratorio finlandese la proteina prodotta utilizzando acqua, aria ed elettricità

Sci-fi food

Produrre proteine “a base” di acqua, aria ed elettricità. E’ un esempio di sci-fi food, che sta per cibo da science fiction. Oggi è possibile: lo dimostrano i ricercatori di un’università finlandese, che sono riusciti ad ottenerle, nei laboratori Vtt Technical Research Centre. Sono state battezzate Solein e a loro si deve la nascita di una startup, la Solar Foods, che ha l’ambizione di cambiare radicalmente il modo di produrre alimenti per il futuro.

La proteina Solein avrebbe caratteristiche in grado di soddisfare il bisogno, dell’organismo umano, di nutrienti e, al tempo stesso, sarebbe ecocompatibile. Le attuali modalità d’allevamento degli animali, di coltivazione del mais, della soia e del grano, hanno un elevato impatto sull’ambiente. In particolare, sono responsabili in larghissima parte delle emissioni di gas serra (un quarto sul totale delle stesse, per le quali l’unico responsabile è l’uomo). 

Soltanto negli ultimi anni si è compresa la portata del problema e le aziende hanno cominciato ad investire in ricerca, mettendo in commercio prodotti alternativi a quelli tradizionali. È sempre più facile, infatti, trovare, anche nei supermercati più piccoli, farine differenti da quelle classiche. Per quelle più all’avanguardia è necessario, invece, rivolgersi ai rivenditori di prodotti etnici o biologici o comunque appartenenti a circuiti alternativi alla grande distribuzione.

Presso questi punti vendita si possono acquistare farine di insetti o di derivazione vegetale, prodotte dalle alghe, per fare un esempio. Aumentano anche i consumi di surrogati della carne, i cosiddetti plant-based food: hanno un sapore che imita quello del pollo o del vitello, ma sono ottenuti lavorando materie prime di origine vegetale.

Il progetto che ha ideato la proteina Solein porta con sè la promessa di coltivare senza terra: semplicemente utilizzando batteri unicellulari presenti nel suolo, acqua, anidride carbonica ed energia elettrica. Non ci sono ancora notizie chiare sulle modalità attraverso le quali questi elementi sarebbero combinati; si legge sui giornali dell’impiego di un bioreattore, alimentato ad idrogeno.

Un po' inquieta pensare di mettere in pentola qualcosa che non viene esattamente dalla terra, ma da un reattore. Il processo imiterebbe quello della fermentazione naturale del lievito e dell’acido lattico, in ambiente anaerobico, cioè in assenza di ossigeno. Se ne ricaverebbe una polvere contenente proteine, per il 65%; carboidrati dal 10 al 20% e grassi, dal 4 al 10%. Priva di sapore, potrebbe figurare tra gli ingredienti di yogurt, bevande vegetali e persino piatti di pasta.

Manca solo il lasciapassare dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Ma si spera sempre che queste nuove sostanze artificiali vengano poste in commercio solo dopo anni di studi epidemiologici sugli effetti di un consumo continuativo e prolungato sulla salute umana.


Fonte: Wired

Scritto da Redazione ProDiGus

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