Quando gli scarti diventano utili

L’Università di Parma brevetta un estratto naturale ottenuto da scarti vegetali che consente ai cibi di deperire più lentamente

Quando gli scarti diventano utili

Tutti gli alimenti hanno una data di scadenza. Naturalmente la deperibilità di un cibo dipende dalla sua natura: il latte fresco va consumato entro pochi giorni, come tutti sanno, mentre i biscotti, tanto per fare un esempio, possono restare più a lungo in dispensa, senza deteriorarsi, grazie al minor contenuto di acqua (e non solo).

Si deve ad un team di ricerca del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma la recente scoperta di una sostanza, derivata dagli scarti vegetali, che rende i cibi più longevi.

Dalla fermentazione di sottoprodotti della lavorazione di pomodori, meloni e carote, si ottiene un estratto antibatterico, in grado di bloccare i più comuni patogeni alimentari, come la Salmonella e l’Escherichia coli, e dunque di allungare la vita media dei prodotti alimentari.

Una scoperta ancora più importante, se si considera che la sostanza ottenuta attraverso questo esperimento è del tutto naturale. La Fondazione Cariparma ha dato il suo contributo alla ricerca, con un finanziamento che ha reso possibile depositare un brevetto. Allungare la vita di un prodotto non significa renderlo eterno, naturalmente, ma è sicuramente da intendersi come un buon sistema per risparmiare tonnellate di cibo.

In ogni caso, come già sottolineato, nessun prodotto è edibile all’infinito, quindi occhio sempre alle date indicate sulle confezioni, sia quelle di imballaggio, sia quelle di scadenza. Le diciture sul packaging degli alimenti cambiano di volta in volta, rispettando la natura del prodotto.

Occorre precisare che “consumare entro” non è come “da consumarsi preferibilmente entro”. La prima indicazione suona come una prescrizione da seguire alla lettera, la data in questo caso è da rispettare “tassativamente”, perché superato quel termine il prodotto in questione non è più sicuro, potrebbe insomma far male a chi lo consuma.

Quando invece sulle confezioni compare la dicitura con l’avverbio “preferibilmente”, possiamo considerare quella data come indicativa, il prodotto cioè può essere edibile anche qualche giorno dopo la scadenza. In ogni caso, basta un esame obiettivo per comprendere se un alimento sia ancora commestibile, a prescindere dai consigli dell’azienda che lo commercializza. Osservare, annusare, imparare ad usare i sensi, in cucina, è fondamentale.


Fonte: ANSA

Scritto da Redazione ProDiGus

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