Novembre: santi e proverbi in cucina

Questo mese è particolarmente ricco di modi di dire a tema gastronomico che sono testimonianza di tradizioni e saperi antichi

Novembre: santi e proverbi in cucina

SIamo nell’undicesimo mese dell’anno secondo la struttura del calendario gregoriano: sappiamo bene che l’evoluzione dei costumi prende da sempre ispirazione dalle più antiche tradizioni, per non dimenticarle: lo ricorda a pieno l’appellativo ancora attuale di “novembre”, la cui radice deriva dal latino “novem”, raccontando che un tempo, quando era in vigore l’antico calendario romano, si trattava invece del nono mese dell’anno solare, da sempre celebrato con diverse festività e usanze che esaltano i punti di forza del bel mezzo dell’autunno. 

Un proverbio nazionale sostiene che “se nel novembre tuona, l'annata sarà buona”; ma accanto a ciò, altri modi di dire ricordano che “novembre imbacuccato, raccolto e seminato”, “per l’Ognissanti siano i grani seminati e i frutti rincasati”, e ancora che “se di novembre non avrai arato, tutto l’anno sarà tribolato”. Infatti, novembre non è solo il tempo della raccolta dei frutti del lavoro nei campi dei mesi precedenti, ma anche quello ancora fertile, prima dell’avvento del più austero inverno, per riseminare e gettare le basi per i raccolti che verranno nell’anno a seguire. Lo ricordano anche alcuni altri proverbi che ruotano intorno a San Frediano (che si festeggia il 23 novembre): “per San Frediano c'è il vino e manca il grano”, “per San Frediano si semina a piena mano”.

Al contempo, novembre rappresenta il vero mese del vino. “A San Martino ogni mosto diventa vino": è questo che racconta da secoli la tradizione popolare, ovvero che ogni anno, per la festa di San Martino, arriva quel naturale tempo dell’anno in cui si è pronti ad ottenere il primo vino maturato, quello giovane e beverino, spunto ideale tanto per feste e sagre, quanto per godersi questa bontà fra le mura domestiche, accompagnandola ad un’altra specialità di stagione, come le castagne. Per San Martino vengono cotte in casa, o proposte da chioschi e venditori ambulanti, soprattutto nella profumatissima versione arrostita, in cui le castagne sprigionano il meglio del loro aroma. 

Riguardo le celebrazioni di Santa Caterina d’Alessandria (25 novembre), si dice invece “chi vuol un’oca fina, a ingrassar la metta a Santa Caterina”: modo di dire che preannuncia la necessità di iniziare anche in questo caso a pensare al “cibo che verrà”, in questo caso la carne, quella ricca di oche ed anatre. Vergine devota, morta in seguito al martirio avvenuto nella sua stessa città di nascita (Alessandria d’Egitto), le notizie storiche concrete sulla sua vita si mescolano come spesso accade con le leggende popolari. Sembra che convertisse i pagani al Cristianesimo grazie alla sua naturalezza e al contempo alla grande cultura, che insieme alla bellezza colpirono l’imperatore romano Daia, il quale la chiese in sposa per poi, davanti al suo aperto rifiuto di unirsi ad un adoratore degli dèi, condannarla a morte. Si narra che al momento della decapitazione il corpo della santa sgorgava latte al posto del sangue, a dimostrazione divina della sua purezza. 

Per concludere, non possiamo dimenticare i proverbi legati a Sant’Andrea (30 novembre). Fratello di Pietro, fu anche lui apostolo di Gesù, e precedentemente discepolo di San Giovanni Battista. Sant’Andrea è una figura di grande rilevanza per il mondo cristiano: la croce cosiddetta “decussata”, ovvero quella a forma di “X” rigirata, ha preso il suo nome in tutto il mondo, in quanto fu utilizzata nel suo martirio per crocifissione per sua propria scelta, in quanto si racconta non volesse paragonarsi in alcun modo a quanto avvenuto alla morte del Messia. Tanti sono i proverbi popolari legati al santo: “A Sant'Andrea la neve è per la via”, “Sant'Andrea porta o neve o bufera” e “Sant’Andrea, la neve in grembo” annunciano l’arrivo delle prime avvisaglie climatiche dell’inverno. 

E proprio per l’irrigidirsi delle temperature, si dice anche che “Per Sant'Andrea, ti levi da pranzo e ti metti a cena” (a sottolineare quanto salga la voglia di riscaldarsi continuamente con buone pietanze in tavola). E infine, il tempo attuale della tradizionale macellazione del maiale riporta al detto popolare “da San'Andrea del maiale venticinque giorni a Natale”.

Scritto da Redazione ProDiGus

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