Le radici del nostro cibo

Quello che mangiamo oggi è il prodotto di migliaia di anni di selezione, operata dalla natura e dall’uomo da parte a parte del mondo

Le radici del nostro cibo

Anche il cibo attraversa un processo di selezione, voluto per lo più dalla mano dell’uomo. Il miglioramento genetico delle specie coltivate è cominciato con la nascita dell’agricoltura. Anzi, ancor prima, quando gli uomini hanno cominciato a selezionare i frutti ritenuti migliori per la propria alimentazione.

Un processo lento che ha portato sulle nostre tavole i prodotti che oggi consumiamo, il più delle volte considerati “naturali”. Lo sono, certo, tutti gli alimenti che vengono dalla terra, ma quanti di essi sono esattamente come i primi che l’uomo ha colto, migliaia di anni fa?

Quasi nessuno. Le scoperte scientifiche hanno consentito di pianificare le coltivazioni, procedere con gli innesti, fino a modificare il codice genetico delle stesse piante. Avere a disposizione tutto l’anno pomodori e melanzane non è affatto naturale, perché come tutti gli altri prodotti della terra, i due vegetali seguono i cicli della natura, hanno una loro stagionalità. Le moderne tecniche di coltivazione consentono di guidare, in qualche modo, i processi naturali, a vantaggio della richiesta dei consumatori. Non senza conseguenze, per l’ambiente naturalmente. Il XIX secolo segna uno spartiacque importante in questo senso, come il 1980: una data che ha cambiato radicalmente le cose.

Tracciando mappe genetiche di frutta e verdura, è stato possibile utilizzare determinati tratti delle stesse e inserirli in altre specie, per raggiungere obiettivi stabiliti. È in questo modo che sono nati i cavolfiori arancioni, più ricchi di carotenoidi oppure l’uva e l’anguria senza semi. Tuttavia, questi non sono organismi geneticamente modificati. Quello è un altro argomento, che merita di essere affrontato diversamente.

Tra l’altro in Italia, la coltivazione degli Ogm è bandita. Quello cui si sta facendo riferimento, in queste righe, porta l’etichetta di miglioramento genetico, il quale permette di isolare e individuare le caratteristiche utili di una specie, analizzando il suo DNA, per arricchire quella specie di nutrienti, per introdurre elementi interessanti, sia per la specie stessa, sia per l’alimentazione umana.

Quindi, ciò che troviamo negli scaffali dei supermercati è il frutto di un lavoro lungo 40 anni di studi e ricerche. Un esempio su tutti: il pomodorino ciliegino di oggi è diverso da quello commercializzato negli anni ’70; è più gustoso, si acquista maturo ed ha una resistenza agli agenti atmosferici maggiore, può cioè rimanere nel frigo più giorni, senza marcire. Ma sotto quali e quanti altri aspetti si può esaminare il tema? Ci torneremo su.


Fonte: Il fatto alimentare

Scritto da Redazione ProDiGus

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