Le banche dei semi

La più grande si trova nel permafrost e conserva quasi un milione di semi di colture alimentari essenziali alla vita umana: ma per quali motivi?

Le banche dei semi

Chi non conosce Wall-E, il personaggio dell’omonimo film del 2008 prodotto da Disney-Pixar? E’ un piccolo robot abbandonato sul pianeta Terra che si trova in uno stato di degrado, inabitabile e pieno di spazzatura. Wall-E raccoglie e colleziona oggetti e ricostruisce con genialità coi rottami, erigendo perfino grattacieli di rifiuti. Il suo compito è quello di rendere ancora possibile la vita sul pianeta e l’emblema di ciò è la piccola pianta che trova all’inizio del film. Tante sono le peripezie che deve affrontare il nostro eroe, ma grazie all’incontro con Eve, robot dall’aspetto femminile, alla fine è salvo e assieme ad Eve e la piantina recuperata dall’immancabile nemico, la vita può ricominciare.

Tra le tante riflessioni suggerite dal film e legate alla salvaguardia del nostro pianeta. non per ultima c'è la sicurezza alimentare, molto attuale soprattutto perché le guerre possono seriamente minacciare l’approvvigionamento del cibo per uno o più paesi. Ecco perché possiamo contare sulla Svalbard Global Seed Vault, la banca -deposito mondiale dei semi .Si trova nel permafrost, a 1300 chilometri oltre il circolo polare artico. Questo deposito è stato istituito dal governo norvegese nel febbraio del 2008 e raccoglie da tutto il modo casse di semi che vengono custodite all’interno di un deposito sotterraneo freddo e asciutto.

I semi qui conservati sono attualmente circa 890.000 appartenenti a 4.000 specie diverse di colture alimentari essenziali come fagioli, grano e riso; essi sono i duplicati dei semi delle banche genetiche nazionali,regionali e internazionali. Questa banca, dettaa anche Arca di Noè, è una specie di assicurazione sulla vita per il genere umano. L’inventore delle banche di semi è stato il genetista Nikolai Vavilov, che ha per primo cominciato la raccolta di semi nel primo decennio del 1900. La tecnica di conservazione dei semi è tale che questi possono tornare ad essere seminati anche dopo diversi anni dalla raccolta.

Giunti alla banca i semi vengono puliti, contati e pesati; poi vengono disidratati e messi in bustine sottovuoto per una lunga conservazione. La temperatura dei refrigeratori varia da – 20°C  a  – 80°C, quest’ultima riservata alla lunga conservazione. Una parte dei semi che raggiungono la banca è nota col termine working collection e serve a fare ricerca e monitoraggio della conservazione ma anche a confrontare la capacità di riproduzione di una pianta da seme o da talea. La ricerca serve anche a recuperare quelle  varietà locali che nei periodi di massima industrializzazione della filiera agroalimentare sono state messe da parte.

Ne è un esempio il farro, così come altre varietà di grano e di mais che sono tornate nei campi già negli anni ’70-’80 .La banca dei semi quindi non ha come unico scopo la conservazione perché il connubio con l’agronomia porta a selezionare i semi più adatti ai diversi tipi di clima, di suolo e di cultura locale ma anche a salvaguardare e ottimizzare la biodiversità. Vi sono molte banche dei semi in diversi paesi del mondo; qui i semi giungono direttamente da aziende sperimentali e dai breeders, che sono coloro che provvedono ad effettuare incroci di piante per ottenere nuove specie .Le zone di raccolta sono proprio quelle in cui è maggiore la presenza di specie selvatiche dalle quali si possono ottenere, attraverso incroci o tecniche colturali specifiche, delle nuove specie.

In Etiopia e in Francia le banche di comunità conservano i semi in sacchi allo scopo di assicurare i raccolti degli anni successivi a disastri ambientali o periodi di carestia e scarsi raccolti. Se tuttavia i semi raccolti nella banca sono troppi e appartengono a piante poco note non è affatto facile seminarli tutti per selezionare nuove cultivar .Ed è per questo che un gruppo di ricercatori americani guidato dal professore Jainming Yu della Iowa State University ha proposto di cercare di prevedere attraverso le tecniche della genomica predittiva ,e cioè analizzando il DNA del germoplasma che le banche custodiscono come saranno le piante future. Questo ci dimostra che ci sono le basi per poter intervenire in modo significativo sulla sicurezza alimentare, migliorando la produzione di cibo e la sostenibilità.

Photo via Pexels

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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