Il lato vincente della ristorazione

Nonostante la crisi, l’ultimo rapporto Fipe testimonia che il settore è dinamico e traina il mercato del lavoro e l’intera filiera alimentare

Il lato vincente della ristorazione

Il mondo del food continua ad essere una grande risorsa per l’Italia. Gli ultimi dati Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) restituiscono l’immagine di un settore, quello della ristorazione, in movimento. Attivo e dinamico, attento alle nuove esigenze e, nonostante tutto, in grado di adattarsi ad una situazione economicamente difficile.

Il cibo di qualità si conferma una grande passione per gli italiani, desiderosi di conciliare il gusto con la sostenibilità. Al contempo i piatti made in Italy sono un traino fondamentale per tutto il comparto turistico-alberghiero.

Enrico Stoppani, presidente Fipe, sottolinea come i ristoratori e chi opera nel mondo del food abbiano, in questi anni di grandi trasformazioni, saputo “modellare” proposte nuove, attente alla qualità e alla salute. L’interesse a non sprecare il cibo ha significato molto per la categoria dei ristoratori, così come la valorizzazione dei prodotti locali. L’identità e la tradizione evidentemente contano, per gli italiani, forse più dell’apertura alle novità che arrivano dall’estero.

I dati del rapporto Fipe 2019 non lasciano spazio a dubbi: fare colazione al bar è uno dei momenti della giornata che gli italiani amano di più. Cinque milioni di persone si recano quotidianamente in uno dei 148 mila bar della penisola, per gustare la classica colazione a base di cornetto e cappuccino. Anche qui però le novità sono tante, con il ritrovato piacere di accogliere sul vassoio del primo pasto del giorno, prodotti meno classici.

Circa l’11% degli italiani pranza fuori casa e coloro che si concedono una cena fuori, almeno due volte alla settimana, sono poco meno di dieci milioni, per una spesa totale di 84, 3 miliardi di euro, nel 2018. Quasi due punti percentuali in più rispetto all’anno precedente. Nel 2019 le cifre sono ancora più sorprendenti: si parla di una spesa, tra bar e ristoranti, di 86 miliardi di euro.

Un grande risultato che ha delle ricadute importanti su tutta la filiera agroalimentare. Il rapporto evidenzia quanto i consumatori siano attenti a quel che mangiano e quanto sia cresciuto il numero delle persone che scelgono un locale, in base alle sue attitudini ambientaliste e “sociali”. Per preservare l’autenticità della ristorazione italiana, è stato inoltre creato il marchio di riconoscimento “ospitalità italiana”.

Un’indicazione che certifica che in un dato locale sono utilizzati solo prodotti originari del Bel Paese, cucinati secondo le ricette classiche. Una misura che vuole contrastare il fenomeno dell’italian sounding, fin troppo diffuso. New York è la città con il maggior numero di ristoranti “doc”; mentre cresce il numero di donne, giovani e stranieri impiegati nel settore della ristorazione.


Fonte: La valle dei templi

Scritto da Redazione ProDiGus

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