Fiori… al cioccolato

Sono quelli della Berlandiera lyrata, dai petali gialli che li fanno simili a margherite: si schiudono di notte per emanare profumo di cioccolato

Fiori… al cioccolato

La “chocolate daisy” o “lyreleaf greeneyes” è una pianta originaria del Sud-Ovest degli Stati Uniti: il suo fiore ha un intenso profumo di cioccolato e sembra che i nativi messicani ne facessero dono alle fidanzate e adoperassero i fiori anche a scopo curativo per le sue proprietà officinali.

Il nome botanico della pianta detta comunemente fiore di cioccolato è Berlandiera lyrata; l’attributo specifico ”lyrata“ è dovuto alla forma delle sue foglie che assomigliano ad una lira. La pianta cresce spontanea in terre aride e assolate; in particolare la specie Berlandiera lyrata Betham è diffusa dall’Arizona al Messico e la sua altezza varia da 10 a 120 cm; ha fiori di colore giallo intenso o giallo aranciato dai petali simili a quelli di una margherita, che si schiudono di notte per richiudersi o sfiorire a mattina inoltrata.

Il profumo inebriante e goloso di cioccolato si sprigiona dai fiori dal mattino presto e si riduce all’aumentare dalla temperatura durante la giornata. Gli stami e i petali dei fiori sono edibili e possono decorare o insaporire insalate e altre pietanze al gusto di cioccolato. C’è anche un’altra pianta messicana, il Cosmos atrosanguineus, che come la berlandiera emana un intenso profumo di cioccolato alla vaniglia; i suoi fiori sono di colore rosso scuro ma non sono affatto commestibili, ma venivano offerti in dono dai nativi messicani alle proprie fidanzate .

Tornando alla Berlandiera lyrata, c’è da dire che il suo primo nome deriva dal nome del naturalista e botanico francese Jean Louis Berlandier che la studiò per primo. Nato nel 1803 a Ginevra in Svizzera, Berlandier si procurò una buona preparazione di base in medicina e in botanica presso l’Accademia di Ginevra  e svolse un periodo di apprendistato presso un farmacista. Si dichiarava francese perché i suoi genitori erano immigrati francesi e anche perché alla sua nascita la città di Ginevra era sotto l’impero napoleonico. Grazie alle sue doti di brillante ricercatore e di ottimo disegnatore, quando era poco più che ventenne, dopo aver scritto due saggi fu convocato in Messico in qualità di esperto botanico e zoologo nella Commissione per i confini messicani (la Comision de Limites).

Il suo incarico era quello di esplorare le zone di frontiera tra il Messico e il Texas raccogliendo dati astronomici e metereologici e analizzandone le risorse naturali . Nel primo ventennio del 1800 tra i due Stati non esistevano confini ben definiti e la concessione delle terre da parte del governo americano alle famiglie disposte a trasferirsi in Texas aveva fatto sì che i coloni europei e soprattutto statunitensi anche immigrati illegalmente superassero di gran lunga in numero degli abitanti messicani .A questo si aggiunga che i nativi Comanches del luogo reclamavano le proprie terre servendosi di saccheggi, ricatti e sequestri di persona. Berlandier instaurò buoni rapporti con le tribù Apache e Comanche e si interessò delle piante usate dagli indiani nell’alimentazione e per la cura delle malattie; partecipò anche a battute di caccia all’orso e al bisonte guidate dai Comanches.

L’enorme numero di esemplari di piante essiccate che Berlandier aveva raccolto furono spedite a Ginevra e in questa occasione fu criticato per il cattivo stato in cui erano giunte a destinazione. Il naturalista decise di restare in Messico con la sua ricca raccolta non solo di piante ma anche di animali imbalsamati, minerali, note naturalistiche, mappe, diari di bordo delle sue esplorazioni e disegni autografi.  Durante la Guerra del Messico fu arruolato nell’esercito messicano col grado di capitano; esercitò quindi la professione di medico responsabile degli ospedali a Matamoros dove aveva preso moglie.

Nel 1850 Berlandier divenne membro della commissione internazionale che avrebbe dovuto occuparsi di definire i confini tra il Messico e il Texas ma sfortunatamente morì annegato nell’attraversare a cavallo il fiume San Fernando. La ricca collezione Archives of Berlandier Papers, acquistata dopo la sua morte dalla vedova di Berlandier, comprende manoscritti di storia naturale, dettagliati disegni e acquerelli che ritraggono dettagliatamente rettili ,anfibi, pesci e uccelli ; i contemporanei del botanico francese riconoscendo l’importanza dei suoi lavori dettero il suo nome a una tartaruga che lui aveva scoperto e studiato, la Gopherus berlandieri. A noi piace ricordarlo per il fiore al cioccolato che si addice ad uno studioso nato in Svizzera, ancora oggi terra di grandi maestri del cioccolato. .

Photo via Wikimedia Commons

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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