E il menù si fa…criminale

Coldiretti fa luce sulle più eclatanti illegalità subite dal cibo nazionale

E il menù si fa…criminale

Con il sesto Rapporto Agromafie, Coldiretti rende noti alcuni esempi di prodotti alimentari illegali, pericolosi o frutto dello sfruttamento di individui o anche di animali. Un menù “criminale” che alla sola lettura appare inquietante, rappresentando in sé il modo subdolo in cui inganni, frodi, traffici e manipolazioni speculano sulle filiere di produzione, riversandosi irrimediabilmente sui consumatori in fatto di qualità dei cibi portati in tavola. 

Partiamo dall’”antipasto”: avevate mai sentito parlare prima della “mozzarella sbiancata”? Si tratta dell’utilizzo di carbonato di soda e/o perossido di benzoile per mantenere il colore più chiaro, vivo e “fresco” anche in seguito ai trasporti, durante i quali il prodotto può veder calare le proprie qualità organolettiche (soprattutto se non effettuati con mezzi refrigerati come dettato dalla legge). 

Passando ai primi piatti, desta preoccupazione soprattutto il riso importato dalla Birmania (ex Myanmar), frutto della persecuzione e del genocidio della minoranza musulmana dei Rohingya. Un paese che gode del sistema tariffario agevolato a dazio zero nell’ambito delle importazioni verso l’Unione Europea, mentre sul suo lontano territorio continuano ad essere lesi giornalmente i diritti umani in una generale indifferenza da parte del mondo intero. 

Ed eccoci ai secondi: il cafados, una sostanza chimica dall’utilizzo vietato in Italia causa le probabili ripercussioni negative sulla salute a lungo termine (contiene acqua ossigenata e acidi organici), è all’ultima moda nell’ambiente criminale per “ringiovanire” il pesce vecchio che non vuol sparire dai disonesti banchi di vendita.

A tal proposito, diffidate se notate esposte nei reparti pescheria cassette di pesci tenuti immersi in improbabili soluzioni acquose: se si tratta di pesce fresco, non avrebbero bisogno altro che stare adagiati su un semplice letto di ghiaccio. Per le carni, invece, un problema restano i tagli che giungono sul mercato dai macelli clandestini, che non vengono sottoposti a controlli sanitari né sulle materie prime stesse, né sull’igiene e sicurezza di questi luoghi di lavoro. 

Il pasto potrà essere “illegalmente completato” anche con vini addizionati di zucchero (vietati se prodotti sul territorio nazionale), o ancora con olio di semi colorato alla clorofilla per sembrare un extravergine, pane cotto in forni clandestini dove al posto della legna si bruciano rifiuti quali mobili laccati e gomme dei veicoli e, per finire in dolcezza, con del miele “tagliato” con sciroppo di mais o riso per gonfiarne il volume a discapito di sapore e qualità autentica.


Fonte: Tgcom24

Scritto da Redazione ProDiGus

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