Cibi ultra-processati

Più gli alimenti sono lavorati a livello industriale, più il loro consumo frequente accelererebbe il rischio di morte prematura

Cibi ultra-processati

Avete mai sentito parlare di NOVA? Si tratta di una nuova recentissima classificazione degli alimenti, che si basa sull’intensità del trattamento industriale subito dagli stessi. Un aspetto sul quale gli esperti del settore alimentare consigliano già da tempo di iniziare a porre sempre più attenzione, dal momento che sussistono a tutt’oggi numerose dinamiche le quali, nonostante siano ancora ben poco definite, avrebbero un ruolo fondamentale nella pandemia di malattie legate all’aumento del peso corporeo. 

Il NOVA ha optato per la classificazione dei cibi in 4 gruppi: 

  1. Cibi non processati o minimamente processati: ovvero alimenti che consistono in parti edibili vegetali (fusti, radici, foglie, frutti, semi) o animali (carni, uova, latte), ma anche in funghi, alghe e l’acqua; 
  2. Ingredienti alimentari processati: s’intendono qui alimenti naturali o derivati dal gruppo 1 che vengono sottoposti a trattamenti industriali quali pressatura, raffinazione, macinazione e spray drying. Parliamo dunque ad esempio di farine e altri alimenti in polvere, oli per uso alimentare, miele e molti altri prodotti ancora.
  3. Cibi processati: si tratta di prodotti alimentari industriali dalla composizione “relativamente semplice”, ovvero che prevedono l’aggiunta di zuccheri, oli o sale, unitamente alle materie prime afferenti ai gruppi 1 e 2. La maggior parte di essi prevedono un impiego di un massimo di 3 ingredienti; infatti, questi prodotti sono soprattutto quelli dell’industria conserviera (prodotti in scatola come legumi, pomodoro, frutta, sottaceti e sottoli ecc.), il cui scopo è di prolungare la shelf life del prodotto, oltre che di esaltarne il sapore. 
  4. Cibi e bevande ultra-processati: sono quelli che forse sarebbe più corretto definire con il nome di “formulazioni industriali”, dal momento che possiedono (in genere più di 5 ingredienti al loro interno, tra i quali sempre più spesso figurano zuccheri, grassi, sali, antiossidanti, esaltatori di sapidità, conservanti e stabilizzanti. 

Dunque, proprio su questi ultimi e sui loro effetti sulla salute si sta concentrando ultimamente l’attenzione di coloro che tengono d’occhio la salute pubblica. Un recente studio francese ha osservato per un periodo di 7 anni gli effetti di una dieta che contempla al suo interno almeno il 10% di alimenti ultra-processati, su un campione di oltre 44mila cittadini ultra 45enni.

Considerando tutte le differenti variabili (sesso, stili di vita, razza e altri parametri), una dieta di questo tipo è stata associata ad un incremento del 14% del rischio di morte precoce (seppur per cause differenti).


Fonte: Blasting News

Scritto da Redazione ProDiGus

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