Cibi… appiccicosi

Quando miele, sciroppi, oli e salse si attaccano al recipiente, è una questione… elettromagnetica

Cibi… appiccicosi

Avrete di certo notato nella vita quotidiana in cucina che gli sciroppi di zucchero, il miele, tante salse (tra cui il ketchup), l’olio e tanti altri liquidi difficilmente vengono via sino all’ultima goccia dal recipiente che li contiene. Questo diventa un problema di spreco perché essi vengono gettati via insieme al contenitore (sporco), e se comunque sisciacqua il contenitore, queste sostanze finiscono negli scarichi, soluzione altrettanto non ideale. 

Forse una soluzione al problema è rappresentata dalla proposta di un team di studiosi della Colorado State University: sotto la guida del professor Arun Kota, hanno pubblicato nel luglio del 2016 un articolo sulla rivista Applied Materials & Interfaces nel quale descrivono due modelli di rivestimenti che hanno ideato. Questi rivestimenti non sono tossici e riducono o addirittura eliminano del tutto i residui di liquidi attaccati al contenitore. Ma perché il miele, ad esempio, si attacca al barattolo? Responsabili di questa adesione sono le forze elettromagnetiche che si esercitano a livello microscopico fra le molecole del miele e quelle del barattolo. 

La necessità di ridurre queste forze di adesione ha portato gli studiosi a progettare, prendendo spunto dalle foglie della pianta di loto, un rivestimento “super-idrofobico” che non ama l’acqua e quindi non si legherà così fortemente al liquido. Le gocce di liquido si attaccano al contenitore tanto più fortemente quanto maggiore è la superficie di contatto; ebbene, se il contenitore viene rivestito con questo materiale ceroso si formeranno, a livello microscopico, delle sacche d’aria tra le gocce di liquido e il contenitore: questo ridurrà la superficie di contatto e quindi la capacità di aderire le une all’altro. 

Le gocce di liquido in tal modo scivolano via come l’acqua dal cofano incerato di un’automobile. I rivestimenti idrofobici sono usati per impermeabilizzare attrezzature e indumenti; essi contengono fluorocarburi, sostanze che in piccole dosi non sono tossiche per l’uomo ma potrebbero diventarlo a lungo termine. Perciò il team di Kota si è impegnato per creare un rivestimento che potesse essere a contatto diretto con gli alimenti e quindi essere approvato dalla Food and Drug Administration degli USA

Inizialmente, il tentativo di adoperare materiali commestibili non ha trovato soluzione, finchè la risposta al problema è arrivata dalla cera d’api. Quest’ultima ha proprietà idrofobiche simili ai fluorocarburi ma è commestibile e naturale. Sciogliendo la cera e nebulizzandola all’interno dei contenitori, il team è riuscito a creare quel sottilissimo strato che con un sistema semplice ed economico potrebbe risolvere per sempre il problema dei cibi… appiccicosi!


Fonte: PhysicsCentral

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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