Chi critica lo Spritz?

Sul New York Times appare un articolo che prova a demolire (con scarso successo) lo Spritz all’italiana

Chi critica lo Spritz?

Il 2019 segna i cento anni dalla nascita dell’Aperol, alcolico con il quale si preparano numerosi cocktail, il più famoso dei quali è lo Spritz. Simbolo della cultura italiana all’estero, il drink ha fama di gran conquistatore, poichè piace a tutti. Ne siamo sicuri? In un articolo apparso recentemente sul prestigiosissimo New York Times, la giornalista Rebekah Peppler lo demolisce, definendolo un “succo di frutta adatto per dopo un allenamento di football, in una giornata calda; non un buon drink”.

Il cocktail è diffusissimo anche nei lounge e nei bar della Grande Mela e difficilmente l’opinione, seppure argomentata, di una brava giornalista, potrà scalfire il suo successo. In ogni caso le sue parole, l’analisi che contengono anche in relazione all’origine della bevanda, alla sua storia, rappresentano un invito alla riflessione.

Non si deve pensare che la ricetta del famoso cocktail sia replicata allo stesso modo, in tutto il mondo. Probabilmente se potessimo viaggiare, in una sorta di tour a scopo di ricerca, attraverso i paesi dove lo Spritz è diffuso, ci accorgeremmo delle differenze tra le versioni della stessa bevanda e forse saremmo d’accordo con la giornalista americana.

Secondo il suo articolo, infatti, il problema sta proprio negli ingredienti, o meglio nella maniera di dosarli e miscelarli. Negli Stati Uniti si usa prosecco non proprio di primissimo ordine, evidentemente. Unito ad un bitter zuccherino come l’Aperol, va forse a restituire al palato quel gusto che ricorda il succo di frutta tanto deprecato da Peppler. Il New York Times suggerisce di scegliere un buon prosecco e abbinarlo magari ad un vermouth o comunque ad un bitter meno dolce dell’Aperol.

Ma la ricetta italiana, nelle varianti padovana, triestina e veneziana non ha mai abbandonato  né abbandonerà il suo principio ispiratore: la qualità degli ingredienti utilizzati. Ricordiamo che il cocktail nasce nell’Ottocento: i soldati dell’Impero austriaco non tolleravano l’elevata gradazione alcolica dei vini veneti. Nel tentativo di ridurre il sapore forte di questi vini, i barman cominciarono ad allungarli con seltz o acqua frizzante.

Ecco il motivo del nome: spritz, che in tedesco è un verbo e significa spruzzare. Ai primi del Novecento si decise di aggiungere a questi mix di vino e seltz, l’Aperol, che fu presentato per la prima volta a Padova nel 1919. Nacque così il cocktail che oggi conosciamo e apprezziamo.

Al di là di tutte le considerazioni, anche per questo drink, come per numerose altre preparazioni, vale l’antica regola: bisogna saper scegliere gli ingredienti e saperli armonizzare. Ma lo Spritz resta in ogni caso tra i cocktail da aperitivo più amato dagli italiani, e tanto basta a zittire le critiche.

Scritto da Redazione ProDiGus

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