Continua la “svolta salutista” del consumatore medio italiano, che arricchisce il proprio carrello della spesa con sempre più vegetali!
Dalle antiche civiltà americane alla cucina contemporanea: come cuocere, abbinare e valorizzare il gusto dell'amaranto in tavola
C'è un antico ingrediente che, dopo essere stato per secoli uno dei pilastri dell'alimentazione delle civiltà precolombiane, oggi sta vivendo una nuova stagione di successo sulle tavole di tutto il mondo. Si chiama amaranto e, complice la crescente attenzione verso alimenti naturalmente privi di glutine, sostenibili e versatili in cucina, è sempre più presente nelle dispense domestiche e nei menu della ristorazione contemporanea. Piccolo nelle dimensioni ma ricco di storia, questo pseudocereale conquista per il suo gusto delicato, la consistenza piacevolmente cremosa dopo la cottura e la capacità di adattarsi a preparazioni sia tradizionali sia creative.
Spesso definito un cereale, in realtà l'amaranto appartiene alla famiglia delle Amarantaceae ed è uno pseudocereale, proprio come quinoa e grano saraceno. I suoi piccoli semi sono stati coltivati per migliaia di anni da Aztechi e Maya, che ne apprezzavano il valore nutritivo e il profondo significato simbolico. Con l'arrivo dei conquistatori spagnoli la sua coltivazione venne progressivamente abbandonata, per poi essere riscoperta in epoca moderna grazie all'interesse verso ingredienti antichi e biodiversità alimentare.
Dal punto di vista nutrizionale, l'amaranto è apprezzato per il buon contenuto di proteine vegetali e di fibre alimentari. Contiene inoltre minerali come magnesio, ferro, fosforo e manganese, oltre a rappresentare una fonte di vitamine del gruppo B. Una delle sue peculiarità è la presenza della lisina, un amminoacido essenziale generalmente poco rappresentato nei cereali tradizionali. Pur non potendo essere considerato un alimento "miracoloso", inserito all'interno di un'alimentazione varia ed equilibrata contribuisce ad arricchire la dieta con nutrienti di qualità e con una piacevole alternanza rispetto ai cereali più comuni.
Dal punto di vista gastronomico, l'amaranto sorprende per la sua versatilità. Dopo la cottura sviluppa una consistenza morbida e leggermente cremosa, mentre il suo sapore richiama delicate note di nocciola e cereali tostati. È ideale come base per insalate tiepide, zuppe e minestre, può sostituire il riso in preparazioni ispirate ai risotti oppure accompagnare verdure, legumi, pesce e carni bianche. La sua naturale capacità di assorbire aromi e condimenti lo rende perfetto anche per burger vegetali, polpette e ripieni. Macinato in farina può inoltre essere impiegato, spesso in miscela con altre farine, nella preparazione di pane, focacce, pasta fresca e prodotti da forno, ai quali conferisce un delicato sentore di frutta secca.
Per ottenere un risultato equilibrato è consigliabile sciacquare accuratamente i semi prima della cottura e cuocerli in acqua o brodo con un rapporto di circa una parte di amaranto e due parti e mezzo di liquido per una ventina di minuti. Un breve riposo a fuoco spento consente ai chicchi di completare l'assorbimento dei liquidi e di raggiungere una consistenza compatta. Una leggera tostatura iniziale ne intensifica inoltre le piacevoli note aromatiche.
In cucina si abbina con naturalezza a zucca, funghi, cavolfiore, spinaci e radicchio nella stagione autunnale e invernale, mentre d'estate accompagna pomodorini, zucchine ed erbe aromatiche. Ottimo con ceci, lenticchie e fagioli, trova un felice equilibrio anche con salmone, sgombro, gamberi e carni bianche. Frutta secca, agrumi, melagrana e spezie come curcuma, cumino e paprika completano un ingrediente che dimostra come la tradizione possa ancora offrire spunti sorprendenti alla cucina contemporanea.
Photo made in AI
Scritto da Elena Stante



















































































































































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