Alimenti importati dalla Turchia

Da questo paese importiamo soprattutto frutta a guscio poco sicura, perché le leggi interne non sono in linea con quelle europee

Alimenti importati dalla Turchia

La Turchia è nell’occhio del ciclone, non soltanto per le vicende politiche che la riguardano, ma anche per i cibi che esporta. La nazione che geograficamente unisce l’Europa con l’Asia divide la politica, mette a dura prova la diplomazia e spaventa i consumatori.

Arrivano dal Paese che, un tempo, ebbe tra le sue città Costantinopoli (oggi Istanbul), cibi pericolosi. Nell’Unione Europea intanto scattano i primi segnali d’allarme. Preoccupano gli alimenti ortofrutticoli, con pesticidi che superano i limiti consentiti dalle normative vigenti, i fichi secchi che contengono un eccesso di aflatossine, cancerogene, e non tranquillizzano nemmeno le quantità di pistacchi e nocciole, di provenienza turca, che raggiungono anche il mercato italiano.

L’allarme arriva direttamente dal Sistema di Allerta rapido europeo (RASFF), che registra la possibilità concreta di danni arrecati alla salute da residui chimici, micotossine, inquinanti vari, metalli pesanti e coloranti fuori norma, rilevati nei cibi turchi. La documentazione è nelle mani della Coldiretti, che preme perché si faccia qualcosa, sanzionando il Paese che vorrebbe aderire all’Unione, senza rispettare nemmeno le più elementari norme sulla sicurezza alimentare.

Nel corso del 2018 sono state registrate oltre 3600 notifiche di irregolarità, relative a prodotti non conformi. Il paese maggiormente responsabile di queste irregolarità è proprio la Turchia, seguito dalla Cina. Gli standard europei sono un sistema ormai consolidato, che permette al consumatore di portare a tavola prodotti controllati, sicuri. Ciò non avviene altrove, dove le normative sono diverse e spesso assenti, quando si tratta di cibo.

La frutta secca turca è il prodotto maggiormente incriminato. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, l’Italia ha importato dalla Turchia ben 16 milioni di chili di frutta a guscio. Senza fare terrorismo dell’informazione, è bene chiarire che non tutti i cibi di provenienza turca o cinese sono pericolosi; occorre responsabilizzare il consumatore che, in uno scenario del genere, deve essere sempre più attento. Scegliere prodotti tracciati, con etichette chiare e che abbiano ben in evidenza il nome del produttore, nonché dell’importatore e le indicazioni sulle eventuali certificazioni.

Tra cibi contraffatti, come il parmesan e altri del genere, ingredienti di dubbia provenienza, prodotti spacciati come vegani o alimenti senza glutine, pubblicizzati come adatti anche ai non celiaci, bisogna davvero stare molto attenti, per non correre il rischio di farsi ingannare.


Fonte: ANSA

Scritto da Redazione ProDiGus

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