Disturbi alimentari: cause e conseguenze

Ammalarsi di anoressia, bulimia e altri disturbi alimentari non è una colpa né una scelta: approfondiamone origini e possibili effetti

Disturbi alimentari: cause e conseguenze

CONOSCERE, AFFRONTARE, VINCERE I DISTURBI DELLA NUTRIZIONE E DELL’ALIMENTAZIONE
Per vivere in armonia il rapporto con cibo, corpo, emozioni
Anoressia, Bulimia…e non solo

DISTURBI ALIMENTARI: QUALI SONO LE CAUSE?
Si è a lungo discusso sui fattori che possono predisporre l’insorgere dei DA. Non esiste una causa unica, ma una concomitanza di fattori sociali, psicologici e biologi che interagiscono tra loro e possono favorire la comparsa e il perpetuarsi del disturbo. Questo spiega perché il trattamento debba avvenire a più livelli, con un’equipe multidisciplinare di professionisti, nonché come mai i DA si manifestino solo in alcuni individui nonostante siamo tutti soggetti agli stessi condizionamenti socio-culturali.
Tra le cause più rilevanti ricordiamo:

Fattori sociali
I messaggi veicolati dai mass media e dai canali social sono diventati insostenibili, insidiosi e pericolosi: condizionano in particolare i giovani che essendo alla ricerca di conferme e accettazione, cercano di conformarsi e aderire a ciò che viene proposto.
•    enfasi e idealizzazione della magrezza, della perfezione e del successo
•    stereotipi di bellezza irreali, irrealizzabili e irraggiungibili
•    propaganda di messaggi insidiosi dell’industria della dieta e del benessere
•    proposta di modelli alimentari restrittivi e tendenti a distinguere il cibo in due
•    categorie, buono o cattivo

A questo, si aggiunge una società estremamente giudicante che non tollera il fallimento e la fragilità, tanto nel lavoro come nella vita privata.

Fattori psicologici
Tratti di personalità ossessiva, sicuramente bassa autostima e le conseguenze emotive che conseguono a possibili violenze psicologiche o fisiche subite, bullismo, cyberbullismo, aborto, abusi, abbandoni, difficoltà ad essere accettati dalla famiglia o dalla società per quello che si è.

Fattori biologici
Escluso quello della predisposizione, sono spesso storie familiari segnate dalla presenza di persone con DA, depressione o abuso di sostanze; una storia di sovrappeso e la scelta di aderire ad una dieta restrittiva: infatti la rigida dieta è una delle cause più negative e ricorrenti.
Spesso le cause hanno radici in dinamiche familiari ed è fondamentale analizzarle per cercare di comprenderle e modificarle in totale assenza di giudizio. 


DISTURBI ALIMENTARI:  QUALI SONO LE CONSEGUENZE PER LA SALUTE?
I DA influiscono sullo sviluppo corporeo e sulla salute fisica e psichica comportando gravi problemi medici, sia acuti che cronici. Alcuni tra gli effetti della malnutrizione in tutte le sue forme, eccesso o difetto, possono essere:

Fisici
•    diabete
•    seri danni cardiaci – malattie cardiovascolari
•    ulcere intestinali e danni permanenti ai tessuti dell’apparato digerente
•    disidratazione
•    danneggiamento di gengive e denti, fegato e reni
•    problemi al sistema nervoso, con difficoltà di concentrazione e di memorizzazione
•    danni al sistema osseo, con accresciuta probabilità di fratture e di osteoporosi
•    danni alla fertilità
•    blocco della crescita
•    emorragie interne
•    ipotermia e ghiandole ingrossate
•    disfunzioni ormonali

Psicologici
•    basso livello di autostima
•    senso di vergogna e colpa
•    isolamento e difficoltà a mantenere relazioni sociali e familiari
•    sbalzi di umore, tendenza a comportamenti maniacali
•    autolesionismo
•    propensione al perfezionismo
•    alto rischio di suicidio


COSA È FONDAMENTALE CAPIRE?
I disturbi alimentari sono una MALATTIA e come tale non si sceglie: rientrano nella sfera della salute mentale e nelle dipendenze. La motivazione inconscia che fa intraprendere la strada illusoria e distruttiva dei disturbi alimentari è un ESTREMO E DISPERATO BISOGNO DI VIVERE e non di morire, di trovare la propria identità, la propria dignità e il proprio “riscatto” su tanti dolori, ferite e ingiustizie subite e vissute.

È una modalità “malata” di sopravvivenza di fronte ad una realtà che in quel momento non si riesce a gestire e a capire. I sintomi sono certamente espressione della malattia, ma possono anche rappresentare, nello stesso tempo, il tentativo di guarigione che l’organismo sta mettendo in atto attivando tutte le proprie difese.

Questa chiave di lettura capovolge il significato del sintomo, non più da sopprimere, bensì da valorizzare come elemento di comunicazione del corpo, che va interpretato e recuperato nella sua forza espressiva, ai fini della guarigione. Dobbiamo tenere conto quindi che la malattia è un evento fondamentalmente riparativo.
Si cerca di prendere in mano il controllo della propria vita. Ci si sente finalmente “padroni”, nella propria “oasi di paradiso”, ma è un inganno: molto presto è la malattia, diventata “amica”, a controllare e a prendere il sopravvento fino ad annientare, lentamente, sia psicologicamente che fisicamente.

Quanto detto finora aiuta a far comprendere come mai la maggior parte dei pazienti, soprattutto nel periodo iniziale del disturbo, ma anche per molti anni, negano o non pensano di avere un problema o addirittura una malattia.

Comprendere questo pericoloso e perverso paradosso deve portare tutti, diretti interessati, familiari, amici, e tutta la società ad essere molto attenti e responsabili gli uni verso gli altri. Questo è il primo passo importante per vincere e poter uscire dal tunnel. Chi si ammala è solitamente una persona sensibile, profonda, intelligente e non il contrario; deriderle, umiliarle, additarle è molto ingiusto e può aggravare la malattia.

LO STIGMA E IL GIUDIZIO FANNO MALE QUANTO LA MALATTIA STESSA!
LA MALATTIA NON È UNA SCELTA, NÉ UNA COLPA, NÉ UN CAPRICCIO!

I testi del presente articolo hanno finalità esclusiva di consultazione e informazione e non sostituiscono il alcun modo il parere, la diagnosi o l’intervento del medico.


Fonte: Ministero della Salute

Scritto da Nadia Accetti

Nadia Accetti è la fondatrice di DonnaDonna Onlus, una giovane donna sorridente e comunicativa, vulcanica, esuberante e morbida nelle forme e nell’approccio alla vita. Il suo motto è “SOLO SORRISI”: dopo aver reagito all’isolamento in cui i Disturbi del Comportamento Alimentare rinchiudono, Nadia è una donna finalmente libera, testimone di una reale vittoria contro tali malattie e che ama la vita più che mai… a partire dal buon cibo e dall’assaporare ogni momento.

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