Lunchbox

Una commedia sentimentale che ha raccolto l’approvazione del pubblico anche con una nuova attenzione verso la figura dei dabbawala indiani

Lunchbox

È sempre la stagione giusta per gustare un buon film: oggi vogliamo consigliarvi Lunchbox, una pellicola del 2013 diretta da Ritesh Batra (alla sua opera prima) per UTV Motion Pictures e Sony Pictures Classics. Il titolo originale del film è Dabba, e spiegheremo presto il perché, dal momento che le vicende della sceneggiatura si svolgono in India e questa parola si lega fortemente alla loro cultura dei pasti. 

Lunchbox era stato dato per favorito come rappresentante dell'India nella categoria Miglior film straniero nell’86° notte degli Oscar, anche grazie ad una produzione in parte americana. Poi “eliminato” in favore della pellicola The Good Road, tale decisione fu accompagnata da diverse critiche, che ancora oggi sono ulteriormente rafforzate dalle recensioni di gradimento da parte degli utenti del web. 

Uscito nelle sale indiane il 20 settembre 2013 e in Italia il 28 novembre dello stesso anno, le registrazioni delle scene di Lunchbox hanno spaziato dall’India alla Francia e la Germania, fino agli Stati Uniti. Il genere a cui appartiene questo film si inserisce perfettamente nel filone della commedia sentimentale, piacevole per tutte le età, ma la trama viene sviluppata con quella giusta serietà che rende ogni minuto interessante, in attesa delle prossime scene ed avvenimenti. 

La storia racconta di una particolare “storia d’amore epistolare” che prende vita a Mumbai, la città più grande e trafficata dell’India, dove ancora oggi, tutte le mattine, una efficientissima rete di fattorini consegna sui luoghi di lavoro i cestini da pranzo preparati dalle mogli ai propri mariti occupati nel mestiere giornaliero. In un giorno “qualunque” per il fattorino ma altrettanto “speciale” per chi riceverà da lui il cibo, si verifica un errore di consegna, per il quale la casalinga Ila Singh, abitante di un quartiere borghese, entra in contatto con Saajan Thomas, uomo solitario che vive in un vecchio quartiere cristiano. I due, senza conoscersi, inizieranno una singolare corrispondenza proprio attraverso i cestini da pranzo, che in India sono tipicamente fabbricati in acciaio: gli addetti alla loro consegna prendono il nome di dabbawala o dabbawalla (da cui deriva, per l’appunto, il titolo prima indiano e poi tradotto in inglese del film: “dabba” sta per contenitore, “wala” per fattorino). 

I dabbawala, oltre ad essere gli ignari complici della nascita di un amore, in questa pellicola vengono anche celebrati come simbolo per eccellenza del cibo d’asporto in terra indiana: generalmente il pasto viene consegnato in forma di molteplici scodelle “dabba”, ciascuna chiusa con il proprio coperchio, e impilate l’una sull’altra per poi essere tenute insieme con l’aiuto di un gancio metallico. Il servizio di consegna pasti garantito ogni giorno dai dabbawala (che non si fermano neanche nelle giornate dei monsoni) non è frutto di un’invenzione scaturita dalle necessità moderne, anzi, diverse fonti accreditate attestano sia nata già intorno al 1885-1890, annoverando oggi più di un secolo di storia ed esperienza di chi, data la grande densità demografica locale, ha dovuto pensare al delivery a domicilio del cibo con necessario anticipo viste le necessità. 

Nello svolgimento del proprio lavoro, i dabbawala sono organizzati in squadre (controllate ciascuna da un proprio “capo”), indossano un inconfondibile cappello bianco che li contraddistingue… e si muovono per lo più con veicoli non motorizzati. Le biciclette, i carretti, a volte i treni locali ma soprattutto le loro stesse gambe sono parte fondamentale del mestiere, riuscendo a percorrere raggi pari anche a 60-70 km al giorno per trasportare una media ciascuno di 30-40 cestini da pranzo al giorno (il tutto entro le 2 del pomeriggio!). Inoltre, si stima che l’85% degli indiani coinvolti come fattorini per la consegna dei pasti siano analfabete: per questo hanno imparato a comunicare fra loro con sigle e disegni che hanno dato vita a un vero “codice dei dabbawala” per interpretare al meglio le informazioni utili per trovare il luogo e la persona a cui consegnare il cestino. 

Lunchbox, dunque, vuole essere nello sviluppo della sua trama anche un espresso omaggio all’India e a questa sua particolare e vera cultura del food delivery: anche perché, non a caso, l’equivoco chiave della sceneggiatura nasce dalla consegna errata di un pasto. E lo spettatore che ben fa caso ai particolari non tarderà a volersi informare di più, scoprendo che persino l’università statunitense di Harvard si è interessata al fenomeno dei dabbawala, come grande esempio mondiale di comunità (anzi, vera e propria “rete”) di lavoratori dalla forte efficienza e al contempo dal margine d’errore assolutamente irrisorio: l’università ha stimato che venga consegnato in media solo un pasto sbagliato ogni 6 milioni! 

Ma tornando al film, non vogliamo fare eccessivo spoiler sul suo sviluppo: al contempo, però, vogliamo incuriosirvi rivelandovi che il protagonista del film Saajan, appare inizialmente come una persona sconfortata, che ha smesso di cercare qualcosa per lui importante nella vita. Al contempo, anche Ila, attraverso la bizzarra corrispondenza che si creerà con lui, si renderà conto che anche per lei è giunto il momento di cambiare qualcosa. Un film dal sottofondo romantico ma che al contempo si colloca in un’atmosfera generale concreta, rigorosa e genuina, priva di quei passaggi e avvenimenti favolistici tipici della maggior parte delle pellicole sentimentali all’americana. 

Non mancherà di certo il tono leggero e il sorriso guardando Lunchbox, ma il tutto guiderà anche a profonde riflessioni su quanto le vite contemporanee siano influenzate da qualcosa che esiste concretamente intorno ad esse ma al contempo è invisibile, ovvero dalla propria società e ambiente d’appartenenza. 

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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