La cuoca del presidente

Approdato nelle sale cinematografiche nel 2012, il film “La cuoca del presidente”, diretto da Christian Vincent, è ispirato alla vera storia di Danièle Mazet-Delpeuch e al libro Mes carnets de cuisine. Du Périgord à l'Elysées da lei pubblicato nel 1997.Mai tradotto in italiano, il libro non è soltanto una raccolta di deliziose ricette, ma è ricco di citazioni autobiografiche.

La protagonista della storia è la donna chef che per due anni, dal 1988 al 1990, ha lavorato nella cucina privata dell’Eliseo in qualità di cuoco personale del Presidente delle Repubblica Francese Francois Mitterand, sinora unica donna e rivestire questo ruolo. In modo elegante e delicatamente divertente, “alla francese”, si descrive nel film la vita di palazzo e il suo rigido protocollo che la protagonista trova spesso alquanto scomodo.

Il regista ha potuto girare le scene del film all’interno del palazzo nell’arco di tempo in cui il Presidente Sarkozy si trovava a Cannes per il G20. Danièle Delpeuch, il cui nome nel film Hortence Laborie, è una cuoca specializzata nelle cucina tradizionale francese che viene contattata da un funzionario della Prefettura di Parigi per assumere il prestigioso incarico lasciando la sua fattoria nel Périgord, dove coltiva tartufi.

Nella vita reale, Danièle scopre il piacere della cucina all’età di circa 5 anni, aiutando la madre a preparare le tagliatelle. A 12 anni si trasferisce con la famiglia in una vecchia fattoria nei pressi di Chavagnac, nel Pèrigord, e qui fonda una scuola e apre un ristorante; sposa poi un agricoltore e diventa madre di 4 figli, e dopo aver vissuto diversi anni in fattoria studia l’inglese e viaggia facendo esperienze di cucina in America e poi ancora in Francia.

Entrata in contatto con i migliori chef del suo paese viene segnalata da uno di questi, Joel Robuchon, al presidente Mitterand che era allora alla ricerca di un cuoco di provincia per la sua cucina privata. Separata dal marito e coi figli ormai adulti, Danièle accetta l’incarico e grazie al suo carattere forte riesce a tenere testa alle gelosie dello staff di cucina e all’invidia dello chef che gestisce la cucina centrale.

Nel film, Hortence realizza le sue ricette semplici ma raffinate e i piatti vuoti riportati in cucina le danno la certezza di incontrare i gusti del Presidente; lui dopo pochi giorni dall’assunzione la riceve privatamente e discorre piacevolmente con lei della cucina della propria infanzia che ha ritrovato nei suoi piatti. Da quel momento, Hortence si impegna nel realizzare piatti antichi, procurandosi personalmente o facendoli arrivare direttamente dai produttori, gli ingredienti più genuini e pregiati. Lo stile della cucina di Danièle-Hortence si definisce in Francia “cucina borghese” ed è una cucina basata appunto su prodotti di alta qualità, dominio delle tecniche di cottura e pazienza nella lavorazione.

Le sue ricette hanno nomi divertenti quali la “Pollastra a mezzo lutto” e il patè di “Guanciale della Bella Aurora”; di sicuro il film trasmette la consapevolezza che la cucina non è solo cibo ma è un modo per esprimere cultura. Questo è sottolineato dai riferimenti di Hortence al libro “Elogio della cucina francese“, scritto nel 1933 da Edouard Nignon, uno dei grandi chef della prima metà del XX secolo in uno stile accattivante e affiancando a ricette e menu dei personali aneddoti.

Le prime scene del film vedono la protagonista in un’altra veste: è una cuoca che lavora in una sperduta stazione di ricerca nell’Antartide ed è quindi attraverso un flashback di 4 anni che si ritrova Hortence nella sua fattoria di tartufi e poi nelle cucine del Fauberg Saint Honoré. Cosa è accaduto dopo i due anni trascorsi nelle cucine di palazzo?

Le condizioni di salute del Presidente portano alla prescrizione da parte dei medici di una dieta povera di grassi, il capo dell’amministrazione lamenta i costi elevati della cucina di Hortence e le cattiverie e l’insolente ironia dei 30 componenti dello staff di cucina la inducono a mollare. Cucinare in Antartide, all’età di 60 anni, per il personale di una missione scientifica è il rimedio per cancellare le amarezze dal suo cuore e non finisce qui. L’ultima destinazione di questa donna curiosa intraprendente e sicura del proprio talento e del pregio dei propri menu è la Nuova Zelanda dove spera di poter coltivare i tartufi della sua terra e preparare ancora quei gustosi piatti che piacevano tanto al Presidente.


"Cucinare è un metodo, un progetto, un piacere tutto personale che necessita di un processo mentale per organizzare tutto e implica delle solide conoscenze (dei prodotti, delle circostanze, del quadro d’insieme). Fermo restando tutto ciò e avendone la voglia, bisogna rilassarsi e lasciare che lavorino le mani… Amo il piacere di diffondere felicità intorno alla mia tavola".

Tratto dal libro Mes carnets de cuisine di Danièle Mazet-Delpeuch

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 insegna Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .

Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali e collabora, con la nomina di Vice Direttore, alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani.

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