A tavola con Dickens

Alla scoperta di cibi, bevande e simbologie gastronomiche nella raccolta di romanzi brevi a tema e del Canto di Natale di Charles Dickens

A tavola con Dickens

Se qualche tempo fa abbiamo già fatto riferimento a Charles Dickens e al ruolo che il cibo assume nelle sue opere citando Oliver Twist, in questo tempo tradizionale di festa siamo stati incuriositi dall’andare ad indagare sui riferimenti gastronomici contenuti in un altro suo famoso racconto, ovvero il romanzo breve che s’intitola Canto di Natale (titolo originale A Christmas Carol, edito nel 1843) e che è diventato tra i più celebri del mondo intero, grazie ad una significativa quanto commovente trama che ruota intorno al passato, al presente e al futuro. 

Non a caso, il Canto di Natale di Dickens ha ispirato e ancora oggi ispira rappresentazioni teatrali, pellicole cinematografiche, cartoni animati (Canto di Natale di Topolino, 1983, Walt Disney) e più recenti produzioni in tecnologia digitale (A Christmas Carol, 2009, scritto e diretto da Robert Zemeckis). E non tutti sanno che in realtà il racconto è solo uno di un’intera raccolta dell’autore intitolata The Christmas Books (Libri di Natale), che consiste di cinque racconti in totale, tutti editi tra il 1843 e il 1848 (Le campane, Il grillo del focolare, La battaglia della vita, Il patto col fantasma e Canto di Natale). 

In ciascuna di queste piccole perle letterarie, il riferimento al cibo e alla tavola non manca praticamente mai: 

“Dopo pranzo Caleb intuonò la sua bacchica canzone! Proprio così, come è vero che son vivo, e spero di esserlo un altro anno o due! E come appunto giungeva all’ultimo verso avvenne uno strano incidente. Si picchiò all’uscio ed un uomo entrò senza chieder licenza, portando in testa alcunchè di pesante, che depose nel bel mezzo della tavola a far simmetria con le noci ed i pomi, e poi disse: con mille complimenti del signor Tacleton, che non avendo potuto decidersi a mangiare da sè cotesta focaccia, la manda alla compagnia: e detto ciò se ne andò come era venuto.” (Il grillo del focolare, Charles Dickens)

"No, non sono frattaglie" ribatté Meg scoppiando a ridere di nuovo. "No, non lo sono!"

"Perdinci! Dove avevo la testa?" esclamò Toby drizzandosi il più possibile "Potrei anche scordarmi il mio nome a questo punto... è trippa!"

Era proprio trippa; e Meg al colmo della gioia, gli giurò che tra mezzo minuto avrebbe detto che era la miglior trippa del mondo. (Le campane, Charles Dickens)

“A questo punto aveva posto giù il vassoio col pranzo e stava adoperandosi ad accendere il lume e a stendere la tovaglia sulla tavola. Sospese frettolosamente questo lavoro per attizzare il fuoco e rifornirlo di combustibile, poi lo riprese.” […] “Al pranzo erano presenti anche i Tetterby, compreso il giovane Adolphus, che arrivò col suo prismatico scialle proprio in tempo per l’arrosto.” (Il patto col fantasma, Charles Dickens)

Ma è proprio in Canto di Natale che si ritrovano ancor più rappresentazioni letterarie del cibo, sapientemente intersecate nella trama che narra della “conversione” del vecchio e avaro Ebenezer Scrooge, visitato nella notte di Natale da tre spiriti (nell’ordine, quello del Natale passato, del Natale presente e del Natale futuro). Dickens fu un vero buongustaio vittoriano: non nascondeva di provare una vera soddisfazione nel mangiare e nel bere. Ma tale caratteristica probabilmente derivava dal fatto che durante la sua giovinezza visse periodi in cui si trovò letteralmente a sopravvivere, anche in ambito di nutrizione. La sua famiglia era fortemente indebitata, suo padre fu condannato al carcere per i suoi debiti, e un Charles Dickens dodicenne fu costretto a lasciare la scuola per accettare un lavoro in una fabbrica di scarpe. Per questo, nei suoi romanzi, non solo fuoriesce sempre una grande compassione per i super-lavoratori, gli sfruttati (in primis i minori), i sottopagati, ma al contempo gli alimenti, le bevande, le scene di consumo dei pasti sono sempre presenti come simbologia dell’abbondanza. 

“Nel momento in cui la mano di Scrooge fu sulla serratura, una strana voce lo chiamò per nome e lo invitò a entrare. Obbedì. Era la sua stanza. Non c'erano dubbi su questo. Ma aveva subito una trasformazione sorprendente. Ammucchiati sul pavimento, a formare una specie di trono, c'erano tacchini, oche, selvaggina, pollame, testa in cassetta, grandi pezzi di carne, maialini da latte, lunghe corone di salsicce, pasticci di carne, pudding di prugne, barili di ostriche, castagne roventi, mele rosse, arance succose, pere succulente, enormi twelfth-cakes e ciotole ribollenti di punch, che hanno reso la camera offuscata con il loro delizioso vapore” (Canto di Natale, Charles Dickens)

Approfittiamo di questa visione di Scrooge per scoprire cos’è la (English) Twelfth Cake, letteralmente “Torta del Dodicesimo”. Sembra che la tradizione di prepararla risalga al periodo medievale, anche se la prima ricetta scritta rinvenuta è del 1803, a firma John Mollard. Si tratta di una torta decorata che un tempo era irrinunciabile per celebrare in tavola la festa dell’Epifania (tra ‘700 e ‘800 era al suo apice di popolarità): il suo nome si riferisce infatti al dodicesimo giorno dopo il 25 dicembre (ovvero il 6 gennaio), e portava con sé una particolare tradizione aggiunta. L’autore della torta, durante la serata d’intrattenimento a tavola con parenti e amici, doveva impersonare il ruolo di un personaggio particolare per tutto il tempo, scelto pescando da un mazzo di carte. La torta era tipicamente decorata con delle corone di zucchero, probabilmente trattandosi di una delle tante versioni europee della Torta dei Re (galette des rois in Francia, bolo rei in Portogallo, Dreikönigskuchen in Germania) che nasce in ricordo della visita del Re Magi alla grotta di Gesù. 

Accanto alle apparizioni golose godute con il fantasma del Natale presente, Dickens usa il cibo per dimostrare la trasformazione chiave nel personaggio di Scrooge, quando impara l'importanza della generosità e della gentilezza. Per fare ammenda per i suoi errori passati, sceglie di regalare alla famiglia svantaggiata dei Cratchit (con il figlioletto malato Tiny Tim che ha toccato al cuore Scrooge) per il pranzo festivo un enorme tacchino che aveva visto nella vetrina del pollivendolo: «Lo manderò a Bob Cratchit: è grosso il doppio di Tiny Tim!».

“La signora Cratchit preparò il sugo bollente; Mastro Peter schiacciò le patate con incredibile vigore; la signorina Belinda addolcì salsa di mele; Martha spolverò i piatti caldi; Bob prese Tiny Tim accanto a lui in un angolino al tavolo; i due giovani Cratchit sistemarono le sedie per tutti, senza dimenticarsi di se stessi, e montarono la guardia sui loro posti, ficcandosi i cucchiai in bocca. […] Seguì una pausa senza fiato, mentre la signora Cratchit, guardando lentamente lungo tutto il coltello da taglio, si preparava ad affondarlo nel petto (di tacchino, ndr); ma quando lo fece, e quando il lungo atteso zampillo di ripieno uscì, un mormorio di gioia si levò tutto intorno alla tavola, e persino Tiny Tim, eccitato dai due giovani Cratchit, batté sul tavolo con il manico del coltello, e gridò debolmente “Evviva!” (Canto di Natale, Charles Dickens)

Per concludere con un tocco di magia Disney, di seguito potrete guardare due estratti del cartone animato “Canto di Natale di Topolino”! Buon Natale a tutti! 

https://www.youtube.com/watch?v=bsS_o75T2ig
https://www.youtube.com/watch?v=f03ScdnNHn4 

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di promozione, eventi e consulenza per la ristorazione a 360°, oltre ad essere referente della comunicazione on e offline di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.

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