I meridiani del caffè

Dalla pianta alla tazzina, il viaggio della bevanda unica che abbraccia cinque continenti

I meridiani del caffè

Il caffè è senza dubbio il prodotto più apprezzato e bevuto al mondo. Ogni anno si consumano circa 150 milioni di sacchi di chicchi di caffè, il 50% in più rispetto a 20 anni fa, che vengono trasformati in quasi due miliardi di tazzine dell’amata bevanda, gustate nei modi più svariati ed originali. Il rapporto che lega l’uomo a questo alimento si perde nella notte dei tempi, come si usa dire quando non si conosce con esattezza l’origine di qualcosa. 

Se per esempio chiedessimo ad un consumatore qualunque in quale Paese si trovano le antiche radici della pianta di caffè, con molta probabilità nominerebbe il Brasile. Non tutti infatti sanno che, in realtà, gli arbusti della Coffea arabica, (nome scientifico che designa la qualità più pregiata della pianta di caffè) sono spuntati per la prima volta negli altipiani dell’Africa centro-orientale, in particolare in Etiopia, espandendosi per mano dell’uomo in buona parte dei Paesi tropicali, divenendone così una componente fondamentale del paesaggio agricolo e dell’economia locale. 

I documenti più antichi che narrano delle origini del caffè ci sono stati tramandati dalle cronache degli storici, dai resoconti di viaggio degli esploratori dell’era pre e post coloniale o dai racconti di scrittori amanti dell’esotico e uomini di scienza. Scritti affascinanti che uniscono elementi magici e misteriosi, e rendono la storia del chicco di caffè intrigante e al contempo fiabesca

Tra i numerosi racconti che ricorrono spesso nei vari libri gastronomici, il più citato sembra risalire all’850 avanti Cristo ed è quello del piccolo Kaldi, un giovane pastorello abissino che un giorno notò le sue caprette diventare molto più vivaci del solito, dopo aver brucato alcuni piccoli frutti rossi e rotondi. Incuriosito dallo strano comportamento del gregge, decise di imitarle, provando lui stesso a masticare le misteriose bacche. 

Improvvisamente Kaldi si sentì allegro, euforico e pieno di energie. Un monaco che si trovava a passeggiare da quelle parti, notò il comportamento del ragazzo e volle provare a sua volta le proprietà rigeneranti di queste bacche. Fu così che da quel giorno, i frutti della pianta del caffè si diffusero prima tra i monaci dei vicini monasteri, come prezioso sostegno delle lunghe notti di preghiera, e successivamente in tutte le famiglie africane. 

Leggende a parte, gli etnobotanici sono concordi nell’affermare che gli arbusti della Coffea arabica siano proprio originari dell’Etiopia, in particolare dell’area di Kaffa, dove ancora oggi si producono le migliori qualità di caffè etiope. Le popolazioni indigene furono dunque le prime nella storia dell’umanità a venire a contatto con la pianta del caffè, a conoscerne e apprezzarne le proprietà rigeneranti e ad usarla fin dai tempi più remoti, anche se in forme e modalità diverse rispetto all’utilizzo che oggi si fa del chicco tostato. 

Gli Oromo, etnia discendente dei primi bevitori di caffè, continuano tutt’oggi a consumare questo alimento come si faceva un tempo, sfruttando cioè tutte le parti commestibili della pianta: le foglie in un infuso chiamato kuti, le bucce nella hoja, un decotto diluito con latte, e i chicchi, leggermente tostati con burro e sale, nella bunna qela, una merenda energetica ricca di significati simbolici.

Dall’Etiopia il consumo del caffè si propagò presto nelle zone limitrofe. La prima piantagione sorse nello Yemen, diffondendosi poi progressivamente anche in Egitto, Persia, Siria e Turchia dove il caffè, inteso come bevanda, divenne una vera e propria abitudine, accompagnata da un preciso rituale. Giunse in Europa solo nella seconda metà del XVI secolo, in concomitanza con l’espansione dell’Impero Ottomano, arrivando nel nostro paese attraverso il porto di Venezia, uno dei più importanti punti di scambio tra l’Occidente e l’Africa. 

Proprio a Venezia, precisamente nel 1683, fu aperta, in Piazza San Marco, sotto le procuratie nuove, la prima e la più famosa “Bottega del caffè” italiana. Un luogo di incontro in cui discutere d’affari, di politica e di cultura. Un format questo, che presto prese piede in molte altre parti della città, dove fiorirono decine di botteghe di caffè. Un fenomeno inarrestabile che proliferò in tutta la penisola.

Particolarmente apprezzato dagli uomini di cultura del Settecento, il caffè divenne la “bevanda intellettuale” per eccellenza. Intorno ad una tazzina di caffè, oggi come allora, ci si confrontava, si concludevano affari, si consolidavano legami o si rimediavano conflitti. Pochi altri prodotti al mondo sono così strettamente legati alla vita dell’uomo e al suo contesto socio-culturale come il caffè. 

La diffusione planetaria del prodigioso chicco ha permesso ai popoli di ogni latitudine di poterlo apprezzare al meglio, adattandolo ai propri usi e costumi. Una bevanda che parla diverse lingue, e si declina, a seconda dei luoghi e delle culture, in un prodotto unico capace di fermare il tempo, di indurci a riflettere, o semplicemente di regalarci un puro momento di piacere.

Alla turca, in Medio Oriente, Grecia e Balcani, bollito, nei Paesi Scandinavi, filtrato, negli Stati Uniti, in lattina, in Giappone, utilizzando la moka e la napoletana, in Italia o uno stantuffo (metodo melior), nel Nord Europa il caffè, viene preparato nel mondo attraverso le metodologie più svariate, ma sicuramente la più famosa rimane l’espresso, un’invenzione tutta italiana, opera dell'ingegner Luigi Bezzera, che racchiude in sé un concentrato di gusti e aromi straordinari; una sorta di linguaggio universale del caffè, come è stato soprannominato l’espresso, che abbraccia tutti e cinque i continenti. Crema, aroma, gusto e corposità inconfondibili lo differenziano dalle altre elaborazioni rendendo il caffè espresso italiano il più apprezzato al mondo.

Dalla pianta alla tazzina, un viaggio affascinante e complesso che coinvolge ogni giorno milioni di persone, portando con sé atmosfere, usanze, rituali e gusti di una bevanda che accompagna l’uomo da sempre.

Scritto da Monica Gaburro

Laureata con lode in Lingue e Letterature Straniere, con indirizzo storico culturale, presso l’Università degli Studi di Verona. Giornalista, vice presidente di ENOGÀ, (organizzazione nazionale di promozione e tutela delle produzioni e dei produttori d’eccellenza); da 15 anni coordina e conduce la fortunata trasmissione radiofonica “Sapori & Profumi alla Radio”. Ideatrice ed autrice di vari format televisivi e radiofonici, presentatrice di eventi e spettacoli.

Ha condotto cicli di trasmissioni legati al consumer in collaborazione con l’Unione Nazionale Consumatori. Inviata di Rai Uno per il programma Occhio alla SpesaUno Mattina, ha realizzato numerosi servizi e reportage giornalistici. Coordina svariati uffici stampa di aziende dell’agroalimentare. Organizza corsi di approfondimento legati al mondo del vino, seminari, meeting e rassegne riguardanti il comparto gastronomico e culturale. Collabora con l’Ufficio del Turismo della Città di Grasse, in Provenza e cura i rapporti con la stampa italiana per le strutture termali della città di Bad Füssing, in Baviera.

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