Una versione alternativa della classica crostata con crema pasticcera, arricchita con semolino e albicocche
"Viva er vino" e "Core ardente" sono le traduzioni a cura di Giorgio Carpaneto, che ripropone i versi dei poeti greci in romanesco
È risaputo come il vino non sia soltanto una gradevolissima bevanda, ma anche un grande contenitore di storia, cultura, arte e perfino di psicologia, tanto da stimolare i poeti a dedicare brevi poesie a questo nettare. Quelle che vi propongo sono due traduzioni in romanesco, la prima tratta da Archiloco, mentre la seconda da Alceo. Il traduttore geniale è Giorgio Carpaneto, che le ha inserite in “L’apollo buongustaio” del 2001, almanacco gastronomico ideato da Mario dell’Arco. Due brani brevi ma capaci di far riflettere sulla brevità della nostra vita, e sul coraggio che bisogna aver anche per fare una dichiarazione d’amore.
VIVA ER VINO
Su,su, bevemo! Che vòi aspettà
che se fa notte? Lo sai che un giorno
è un volo d’ale? Pija er bicchiere!
Er Padreternocià dato ar monno
du’ cose, fijo, che so ‘no scialo:
de bève vino e de scordà.
Giù! Manna vino inzino all’orlo;
e ‘sti du’ gotti non li contà!
CORE ARDENTE
Me so magnato solo un po’ de pizza,
ma ciò bevuto su quasi un barile
dico “quasi”, perché ho sgamato er fonno.
Mò ch’er còre cor vino è ariscallato,
faccio a Cesira un canto appassionato.
Testi tratti da “Apollo Buongustaio” 2001, Ed. L’Aura di Roma
Scritto da Luciano Albano



















































































































































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