La cucina molecolare

Anche voi amate il profumino che sprigiona un dolce dal forno acceso, lo sfrigolio dell’olio mentre il vostro soffritto si colora nel pentolino e la vista di una mozzarella filante? Ebbene, godetevi questi momenti.. Perché la cucina molecolare, potrebbe rubarveli per sempre!

Ok, forse abbiamo un tantino esagerato… Ma che questa modalità di cucinare stia prendendo piede, innovativa e futurista, è sempre di più una realtà. Nel nostro piccolo, ce ne accorgiamo dalle trasmissioni di cucina, che sempre più spesso ci parlano di “aria di rucola”, “gelato estemporaneo” e “processi di sferificazione”.

Negli alti livelli della gastronomia internazionale, però, questa è una cucina in via di sviluppo sin dagli anni ’80. Dimenticatevi fornelli, pentole e olio di frittura! Qui gli alimenti vengono trasformati attraverso processi chimici e fisici fuori dal comune, comuni, come l’alcool adoperato per cuocere le uova strapazzate.

I nuovi attori diventano gli ultrasuoni, i bagnomaria termostatici, i sifoni, e le sostanze emulsionantiaddensanti, gelificanti: è così che nascono piatti come la spuma di mozzarella e il gelato preparato in azoto liquido.

E la parte fondamentale, ovvero il gusto delle pietanze – ed anche della cucina stessa - che fine fa?

I sostenitori della cucina molecolare non hanno dubbi: le materie prime non vengono destrutturate ma esaltate, il gusto non si perde e il palato ci guadagna. In argomento “salute” però, se sifoni e altri strumenti d’avanguardia non modificano la qualità degli alimenti, la verità è che dietro questi piatti sempre più spesso si cela l’utilizzo di additivi alimentari. Andando a finire direttamente nei nostri piatti, devono essere oggetto di accurati e costanti controlli… e questo non è sempre facile.

Insomma, sebbene la cucina molecolare sia oggetto di studio e miglioramento già da qualche decennio, ancora molti passi si devono compiere per capirne i rischi e le vere potenzialità d’utilizzo, soprattutto affinché possa giungere ad essere portata “oltre le stelle” (della ristorazione, ndr).

Ancora bassa dunque, per il momento, la possibilità di poterla trovare nel vostro ristorante preferito sotto casa. Voi cosa ne pensate? Vi intriga la possibilità di creare piatti futuristici con modalità più vicine alla scienza che alla cucina… oppure siete sostenitori del fatto che la cucina comprenda tutta una serie di gesti, riti, attese e profumi, che solo la gastronomia “tradizionale” regala?

Scritto da Sara Genchi

Project manager nell'ambito Ricerca e Sviluppo, con vasta esperienza in organizzazione di eventi e scrittura giornalistica amatoriale. Oltre ai corsi per la certificazione in Project Management, ha frequentato classi di Giornalismo, Marketing Digitale e Comunicazione Efficace. Cucina e scrittura sono le sue passioni... ama proporre piatti della tradizione, ma anche etnici ed innovativi: legge le ricette solo come spunto, poi crea piatti tutti suoi. Vive a Roma, con marito, due bambini e un gatto norvegese. Ama viaggiare, le lingue straniere e camminare!

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