“Ingegneri” di felicità

Un piatto caldo, pulito e pieno al punto giusto. Una forchetta d’argento che luccica lì di fianco, e il cuore che – chissà perché – inizia a battere forte. E’ una danza sensoriale di profumi, colori, sensazioni. Un singolo boccone che si tramuta in un brivido, un’autentica emozione. Chi dice dunque che la felicità non può essere “costruita”?

Come in un progetto ingegneristico, pensato nei minimi dettagli, anche nelle cucine di tutto il mondo si costruiscono piccoli grandi momenti di felicità: questi potranno durare solo un attimo, oppure restare impressi nella memoria di chi li assaggi per la sua intera esistenza

Si sa, ai tavoli di un ristorante ci si accomoda con l’intento e l’auspicio di stare bene, per coccolarsi, e per trovare finalmente il tempo da dedicare sia a sé che ai propri affetti. Ma anche sempre più con l’auspicio di provare una vera esperienza culinaria, che se ben progettata e ben proposta al cliente, può anche arrivare a cambiarci nel profondo. E la convivialità, la condivisione, l’amore, tutti e tre lì, a fare da irrinunciabile sfondo all’esperienza gastronomica tra le più belle della vita. 

Che nel piatto si individuino disegni geometrici o più morbidi, che vi siano macchie di colore o si giochi su questioni monocromatiche, ogni ricetta servita in tavola è come fosse una tela dipinta. Nulla è (né deve) lasciato al caso, nulla è per caso. Se si guarda attentamente, questi cuochi “ingegneri” della felicità ci raccontano ogni volta una nuova storia. Ci regalano un percorso attraverso il quale riuscire a trasmettere e vivere le loro stesse sensazioni.

Un piatto può rivelarci molto. Spesso in esso ci sono i pensieri più reconditi dei cuochi che li creano. C’è la passione, c’è la voglia di comunicare, e il non plus ultra si verifica quando entrano in gioco anche l’esperienza ma soprattutto la tecnica. Perché una ricetta non è solo un piatto finale adagiato sulla tavola. E’ molto di più.

Se si guarda più in profondità, dietro i piatti davvero emozionanti ci sono anni di gavetta, di studio, di tentativi, di sacrifici. E’ per questo che basta la sensibilità per ritrovarsi a viaggiare con la mente e con il corpo, mentre si assapora una pietanza in tutta tranquillità. 

Il cibo non è mai solo cibo. Dietro c’è una scommessa. Dentro c’è tutto l’amore del mondo. Nonostante la tensione, la stanchezza, il sudore. Nonostante le critiche, nonostante i fallimenti. Fanno questo ed altro, i cuochi. Si tolgono un pezzo del proprio cuore e lo mettono nei loro piatti, dando ogni volta il meglio per creare, anzi, costruire la felicità dei prossimi commensali.

Che il principio ispiratore sia la tradizione o l’innovazione, o ancora un connubio di entrambe, il principio non cambia: la voglia di far stare bene è quello che accomuna i cuochi veri di tutto il mondo, insieme a quella di meravigliare e di lasciare il ricordo di qualcosa di proprio a chi assapora, nella speranza di conquistare quel tanto agognato posto di “immortalità culinaria emozionale” nella psiche del commensale. 

“Non chi comincia, ma quel che persevera”

Scritto da Martina Campoli

Diplomata al Liceo Artistico, appassionata di arte e di architettura, dopo alcuni anni passati nel mondo della progettazione architettonica, spinta da una grande passione per la cucina tramandatagli dalla nonna paterna e dalla madre, inizia il suo percorso frequentando la scuola di pasticceria Aromacademy e lavorando come aiuto cuoca a Roma e nel Chianti, per poi approdare presso Campoli Azioni Gastronomiche nel 2017.

0 Commenti