Luciano Pignataro

Ha iniziato a scrivere sulla pagina Agricoltura del Mattino nel 1986 e oggi è uno dei pilastri dell’enogastronomia italiana: Luciano Pignataro lavora in questo settore da oltre trent’anni e il suo wineblog è un grande contenitore di notizie, storie, recensioni e ricette. Oggi in Italia non esiste una scuola per diventare critici, ma “bisogna investire molte risorse e tempo”, ha spiegato Pignataro, ribadendo l’importanza di una critica gastronomica indipendente e autonoma.

Quando ha capito che la sua vita sarebbe stata indissolubilmente legata all’enogastronomia?
Collaborando alla pagina Agricoltura del Mattino nel 1986. Mi fu immediatamente chiaro che era necessario legare i prodotti al loro uso nelle case e nei ristoranti e che bisognava dare appeal ad un settore sinora trascurato e tenuto in scarsa considerazione sia nei media che in politica.

Ha iniziato nella Guida Ristoranti Espresso nel 1998 per poi rassegnare le dimissioni dal Comitato esecutivo lo scorso anno, proseguendo con progetti di spicco come 50 Top Pizza. C’è un ricordo indelebile che conserva degli anni di lavoro in questo mondo?
Ho capito che il vecchio modello di guida era finito quando la gente ha cominciato a chiedermi se usciva sul blog. Il ricordo indelebile è proprio un’azienda di vino che mi fece questa domanda a bruciapelo, dopo che il suo vino era uscito nella rubrica del Mattino. Eravamo intorno al 2011.

È autore di diversi libri: qual è stato il progetto più impegnativo?
Sicuramente l’ultimo, “La Pizza”.

Come si diventa oggi critici enogastronomici?
Beh, in passato scriveva di gastronomia chi girava con i giornali, per questo erano soprattutto giornalisti sportivi (Brera, Mura, lo stesso Marchi). Oggi non c’è una scuola per diventare critici, bisogna investire molte risorse e tempo. Il circo mette a braccetto chi scrive e chi cucina e fino a che non si rompe questo rapporto non ci sarà possibilità di critica gastronomica, che deve essere indipendente e autonoma. Con 50TopPizza ci stiamo provando e uno degli elementi è l’anonimato, che mette il critico nelle stesse condizioni dei clienti.

Quali sono i tre aspetti primari che prende in riferimento per la valutazione di un ristorante?
La sala, ossia il servizio. La carta dei vini e infine la proposta gastronomica originale.

Il suo posto del cuore in Italia e all’estero?
Il mio posto del cuore all’estero? Le Cinq a Parigi. In Italia, la mia tavola di Natale.

L’etichetta più sorprendente del 2018?
Più che l’etichetta, il vino: il Piedirosso dei Campi Flegrei.

E la pizza del 2018?
Sempre la margherita di Ciro Salvo.

A cosa non rinuncerebbe mai Luciano Pignataro a tavola?
Alla pasta, sia fresca che secca.

Il piatto napoletano che non ha rivali?
Lo spaghetto al pomodoro fresco.

Luciano Pignataro è giornalista professionista dal 1994: dal 1986 si occupa di agricoltura ed enogastronomia sul Mattino di Napoli e, di recente, sul Gazzettino di Venezia, curando per entrambi gli speciali del settore. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui La cucina napoletana di mare (2005) e I dolci napoletani (2008) per Newton Compton, 101 Vini da Bere almeno una volta nella vita (2009) per Rizzoli, La cucina napoletana (2016) per Hoepli e La Pizza, una storia contemporanea (2018) sempre per Hoepli. Ha conseguito importanti riconoscimenti: il Premio Veronelli 2008, Ambasciatore della Dieta Mediterranea nel 2017 e Benemerito della Viticoltura al Vinitaly 2018. Ha collaborato da responsabile territoriale alle Guide Vini Buoni d’Italia, Slow Wine e L’Espresso Ristoranti. È uno dei curatori della prima guida online e gratuita delle migliori pizzerie d’Italia 50 Top Pizza. Dal 2004 cura il proprio blog www.lucianopignataro.it, uno dei portali più seguiti del settore.

Scritto da Floriana Barone

E’ una giornalista pubblicista romana, appassionata di buona cucina e laureata in Scienze Politiche.

Da quasi due anni collabora per il wineblog del giornalista ed enogastronomo Luciano Pignataro.

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