Intervista a Giorgia Pontetti

A Petrella Salto, in provincia di Rieti, su un’altura che si affaccia appunto sulla valle del fiume Salto, sorge quello che un viaggiatore distratto potrebbe confondere con una delle varie aziende agricole che punteggiano tutto lo Stivale. Il viaggiatore attento, però, già nel nome Ferrari Farm, con questo legittimo suono international, potrà però trovare un elemento che lo inviti a scoprire di più su quella che non è una comune realtà agricola. Sbirciando nelle serre, noterà come sembrino più delle macroscopiche incubatrici, dove “sgambettano” rigogliosi pomodori, basilico e altre prelibatezze in un candore chirurgico, senza terra.

A questo punto, ingolosito, ne vorrà verosimilmente sapere di più. Di chi sono la mano e l’ingegno, che stanno dietro a questa fattoria che non guarda semplicemente al futuro, ma lo precorre pensando all’agricoltura di domani? La risposta ce la dà Giorgia Pontetti, ingegnere elettronico e aerospaziale che ha saputo coniugare studi raffinati e tradizione contadina, progettando e realizzando tecnologie di rilevanza mondiale, che permettono la coltivazione in ambienti con condizioni climatiche estreme, garantendo una qualità assoluta da tutti i punti di vista. Scopriamo di più e leviamoci ogni perplessità leggendo le sue parole.

Da consumatore, sarò sincero, mi sento spiazzato: nelle vostre serre non c’è terra e le piante crescono in un ambiente “astronautico”. Saranno i vostri ortaggi buoni come quelli che crescono in campo?

Non facciamoci confondere dalla tecnologia e da scenari fantascientifici o futuristici, l’idroponica è antica almeno quanto le piramidi. Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha cercato di coltivare le piante nell’acqua: Babilonesi, Aztechi, Egiziani… Questa tecnica si è tramandata nel tempo con continue innovazioni e miglioramenti, finché noi non abbiamo deciso di rivisitarla in chiave moderna, per renderla “idonea” agli scenari odierni ed a quelli che verranno.

Controllando con estrema precisione l’intera coltivazione, infatti, possiamo garantire che la pianta abbia il massimo sviluppo e che i frutti che ne derivano siano di massima qualità ed ottenuti senza incorrere in malattie e senza ricorrere a trattamenti fitosanitari. Quindi, tolte le apparenze di “astronautica”, resta la sostanza di un prodotti dal sapore ineguagliabile! 

I prodotti chimici di sintesi sono banditi dall’agricoltura biologica, ma sembrerebbero la norma nelle colture idroponiche. È così?

Diciamo che c’è coltivazione idroponica e coltivazione idroponica. Nel nostro caso specifico facciamo una idroponica in ambiente controllato, sterile e confinato. In questo modo teniamo sotto controllo tutte le variabili e quindi utilizziamo una soluzione nutritiva proprietaria che viene realizzata disciogliendo sali minerali naturali in acqua. Nel nostro caso specifico, quindi, non facciamo ricorso ad alcun prodotto chimico né nelle irrigazioni, né nell’ambiente di coltivazione e non si usano trattamenti fitosanitari, in quanto non necessari in ambiente decontaminato.

La sua è una famiglia di agricoltori, lei è ingegnere elettronico ed aerospaziale. Quando ha maturato la decisione di unire questi due mondi apparentemente distanti? Quali difficoltà ha incontrato?

Diciamo che l’idea di creare una azienda agricola è sempre stata un mio “pallino” ed ero in cerca di qualcosa che mi permettesse di coniugare due mondi apparentemente inconciliabili, così da rendere omaggio alle origini della mia famiglia: nonno contadino e papà ingegnere.

Un giorno, poi, ho scoperto l’idroponica parlando di missioni su Marte e coltivazioni spaziali (il mio settore di provenienza, sono pur sempre un ingegnere elettronico ed astronautico) e lì in quel preciso istante si è accesa la lampadina: realizzare un impianto unico nel suo genere in tutta Europa. Serre idroponiche sterili, ermetiche e completamente computerizzate, che consentono coltivazioni “pulite” in ogni posto del nostro pianeta, eliminando i trattamenti chimici e divenendo indipendenti dalle condizioni climatiche e di contaminazione ambientali che oggi si presentano impossibili e domani si prospettano catastrofiche per l’agricoltura!

Le difficoltà che abbiamo trovato sono state parecchie, ma prima su tutte la reticenza di esperti esterni convinti che l’idea fosse folle e che l’impianto non avrebbe mai funzionato (perché non ci erano riusciti gli olandesi!); così nonostante tutto e tutti, convinti delle nostre scelte e delle nostre soluzioni, io e Antonio, il mio papà, abbiamo deciso di dare fondo alle nostre competenze tecniche e fare da soli ciò che altri esperti non ci avevano voluto aiutare a fare. Così nasce Ferrari Farm.

Pur con la razionalità dei suoi studi, cosa crede sia rimasto nel suo lavoro della saggezza contadina?

L’intelligenza di coltivare ottenendo vegetali di primissima qualità, indipendentemente dai mutamenti stagionali e climatici (di cui già si lamentava mio nonno) e con l’idea di poter alimentare non solo la mia famiglia (obiettivo manifestato già dal mio bisnonno), ma anche le popolazioni che soffrono di carenza di cibo e tutte quelle che ne soffriranno, considerando che l’alimentazione oggi disponibile è forse la causa primaria delle nostra malattie.

Tra i luoghi (forse) più comuni, si sente spesso dire «La frutta e la verdura non hanno più il sapore di una volta». Secondo lei questo sapore “mitologico” è quello di un prodotto cresciuto lontano dagli inquinanti? È forse quello che una ambiente asettico può dare?

I luoghi comuni sono tanti… ma forse questo non lo è poi così tanto. Penso anch’io che la frutta e la verdura non abbiano più il sapore di una volta. Sono cresciuta negli orti di Colle Cerqueto ed i profumi ed i sapori che sono nelle mie memorie di bambina non hanno nulla a che vedere con i sapori che sento oggi ed i pochi profumi ancora rimasti. Io credo che il segreto di questi profumi e sapori “mitologici” sia proprio nel fatto che abbiamo alterato un ecosistema e che questo ecosistema ci ripaghi con ciò che abbiamo seminato.

Entrando nelle nostre serre sterili ed ermetiche si viene avvolti da un intenso profumo di pomodoro anche quando le piante non hanno i fiori… immaginate quando le piante sono in produzione. Questo perché abbiamo ricreato un eden, un particolare ecosistema che consente alle piante di crescere rigogliose e senza doversi difendere da nulla e da nessuno; loro ovviamente ci ripagano con profumi e sapori ormai dimenticati. 

Comunque, mitologia a parte, provate a fare un esperimento: venite ad assaggiare una mela del nostro frutteto “Biologicamente Differente”, scegliendola tra quelle brutte di aspetto e con verme presente, assaggiatela e poi fatemi sapere se il sapore è mitologico o se lo ritrovate oggi nei prodotti in commercio... Il mio bis-nonno mi ha sempre detto, la mela con il verme è la migliore in assoluto, ma se poi non facciamo nessun trattamento, anche se dovesse risultare necessario, il frutto sarà sicuramente squisito.

Un habitat protetto, come quello da lei creato, può permettere di recuperare cultivar che ormai faticano a sopravvivere nel contesto attuale?

I nostri impianti consentono di ricreare un ambiente completamente artificiale per la coltivazione, permettendo quindi il controllo puntuale di ogni parametro e quindi ricreando all’interno il microclima che più si adatta alla specie da coltivare. È sufficiente studiare e definire quali sono le condizioni climatiche che la cultivar si aspetta di trovare per dare il suo meglio. Noi realizziamo la Ricetta di Coltivazione Elettronica che, in modo automatico, creerà e gestirà queste condizioni ideali per l’intera vita della pianta.

Oltre che coltivatori, siete anche trasformatori dei vostri prodotti. Quali particolarità avete adottato nella produzione delle conserve marchiate Ferrari Farm?

Essendo una azienda agricola con produzioni di alta qualità e di nicchia, non abbiamo fatto la tipica scelta di un laboratorio artigianale per la trasformazione dei prodotti. Ci siamo documentati ed abbiamo realizzato un impianto in miniatura, ma con le stesse performance degli impianti industriali utilizzati dalle primarie aziende conserviere.

In questo modo, con una linea automatica che lavora sottovuoto, possiamo trasformare tutti i nostri prodotti, siano essi biologici o idroponici, mantenendo inalterate le caratteristiche nutrizionali e qualitative della materia prima di partenza. I prodotti, oltre ad essere lavorati sottovuoto, vengono invasettati a caldo e poi pastorizzati al fine di garantire salubrità al consumatore.

Dove e in che modo il vostro innovativo sistema di coltivazione può trovare impiego?

Diciamo che in realtà abbiamo realizzato una piattaforma tecnologica che ci consente di declinare la “serra” o meglio la “camera di coltivazione” nel nostro caso, in differenti contesti. Con i nostri sistemi, infatti, potendo prescindere completamente dall’ambiente esterno e quindi dai mutamenti climatici, dall’inquinamento e dai parassiti, patogeni ecc… e ricreando un ambiente di coltivazione completamente artificiale, possiamo coltivare ovunque lo possiamo immaginare, portando così l’agricoltura in posti dove l’agricoltura convenzionale non può arrivare: possiamo coltivare ai poli, all’equatore, sotto terra, nei palazzi, in scenari di crisi, sulla navi e perché no anche nelle missioni spaziali future! 

Sapendo della sua passione per la cucina, le chiedo di raccontarmi brevemente un piatto che racchiuda il profumo della tradizione e la freschezza del futurismo che anima i suoi progetti.

Il piatto che più mi rappresenta è un piatto semplice, della tradizione della mia famiglia e della mia zona, cucinato in chiave moderna con ingredienti futuristici, per donare ai miei ospiti il sapore di quelle che cucinava mio nonno: FETTUCCINE FATTE A MANO CON PASSATA DI POMODORO IDROPONICO E BASILICO IDROPONICO. Ma quando dico fatte a mano intendo rigorosamente impastate a mano, stese a mano, tagliate a mano. Vorrei concludere facendomi una domanda e dando anche la risposta. Posso?

Faccia pure! Sono curioso di sapere quale domanda si farà e che risposta si darà.

Qual è per me il vegetale salutare utile all’alimentazione umana di tutti i giorni?

I nostri microgreens idroponici sterili. I microgreens sono giovani e tenere plantule commestibili prodotte a partire dai semi di varie specie di ortaggi, colture erbacee, erbe aromatiche e piante spontanee. Sono in grado di fornire una variegata gamma di sapori intensi, colori vivaci e una buona consistenza e, come confermato da studi recenti, hanno un’elevata composizione in vitamine, carotenoidi, flavonoidi, potendo assumere addirittura un ruolo vero e proprio di integratori nell'alimentazione umana.

I vantaggi che i microgreens hanno sono molteplici: costo di produzione basso perché si coltivano in pochi giorni, alte rese perché coltivati ad alta densità in ambiente sterile, alta qualità ed alti valori nutrizionali in una semplice insalata. Oggi gli chef li usano come guarnizione, noi sosteniamo che debbano essere sostitutivi dell’insalata normale e di IV gamma, ma anche delle verdure che tipicamente sia abituati a mangiare lesse o cotte in padella. Basta scegliere la particolare cultivar e si ottiene una particolare dose nutrizionale. Stiamo quindi iniziando ora a promuovere questo nuovo prodotto che riteniamo debba essere innanzitutto apprezzato e promosso dagli chef.

Scritto da Mauro Sperandio

Nato a Venezia nel 1980, diplomato al liceo classico, laureato in Scienze politiche all'Università di Padova, vive tra i monti dell'Alto Adige.

Padre e compagno felice, copywriter e storyteller, si occupa di scrittura creativa per le aziende, di turismo e di pubblicità. È curioso di ogni cosa, ma con spirito critico. Ama intervistare persone felici di quel che fanno, cercando di imparare da ciò che azzeccano.

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