Monk fruit

Quanto ci piace scovare per voi gli ingredienti che presto troverete in vendita anche nei nostri negozi? Oggi è la volta del monk fruit, che prende il nome proprio dai monaci che pare lo coltivarono per primi nella Cina meridionale molti secoli fa.

Frutto della pianta Siraitia grosvenorii, chiamato anche con l’appellativo di Luo Han Guo, al primo sguardo potrebbe sembrare un melone in miniatura, che passa dal colore verde al marrone in base al grado di maturazione. E’ ricco di antiossidanti, vitamina C e in grado di apportare benefici per la salute, ma la caratteristica che più sta suscitando interesse è che il suo apporto calorico sarebbe pari a zero, ed il suo estratto avrebbe un potere dolcificante di 300 volte superiore a quello del classico saccarosio (grazie alla presenza di mogrosidi – un particolare tipo di glucosidi).

Già la medicina tradizionale cinese ne suggerisce il consumo per prevenire (ma anche per trattare) patologie come diabete ed obesità, e sono in corso diversi studi per confermare anche le potenzialità antitumorali derivate dal consumo del monk fruit. Ma fate ben attenzione quando lo ritroverete per la prima volta sulla tavola: evitate di mangiare la buccia, dal sapore decisamente amaro, tuttavia perfetta per insaporire tè e infusi. Preferite invece la polpa, da consumare fresca tal quale o sotto forma di succhi ed estratti.

In alcuni paesi, come negli USA, è già possibile reperire in commercio preparati dolcificanti a base di monk fruit, e quando arriveranno anche da noi, sistemandosi accanto a quelli a base di stevia e agave, sarà sempre e comunque importante leggere le etichette e verificare informazioni come ad esempio la presenza di zuccheri aggiunti o edulcoranti sintetici, per accertarsi della sua purezza ma soprattutto del suo potere calorico zero. Per i più curiosi, sarà già possibile reperire il dolcificante puro ricavato da questo frutto in diversi negozi online: sarà ottimo anche da impiegare in nuovi dessert… con meno sensi di colpa.


Fonte: agrodolce.it

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