Il successo del pesce surgelato

Una durissima giornata di lavoro o alle prese con gli impegni familiari, un rientro a casa difficoltoso e nessuna voglia di mettersi ai fornelli: è una situazione piuttosto familiare a ciascuno di noi. La risposta all’SOS dei più esausti tra gli “affamati” è spesso ben conservata nel freezer. Che siano come natura li ha fatti, o sotto forma delle più diverse geometrie e preparazioni culinarie, i surgelati si trasformano, a contatto con padelle e calore, in piatti di tutto rispetto.

I prodotti surgelati che gli italiani prediligono sono le verdure e le patate, in versione “nature”, appena sbollentate o nelle soluzioni precotte, quindi già elaborate. Mentre al terzo posto di questa particolare classifica, c’è il pesce. Nel 2018, secondo un rapporto Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), si è registrato un aumento del 2,6% di prodotti ittici (surgelati) acquistati, mentre di contro il mercato italiano aveva visto la domanda di pesce diminuire, l’anno precedente. Il giro d’affari che interessa questi prodotti è pari ad 860 milioni di euro, secondo le stesse stime.

Occorre naturalmente accertarsi della qualità dell’offerta, facendo attenzione alle aree di provenienza del pesce e alle indicazioni relative alla sostenibilità del pescato. E’ vero che sui surgelati pesano ancora dei pregiudizi, ma si fa presto a smontarli. Secondo alcuni, tutti i prodotti di questo tipo (non solo il pesce) non avrebbero lo stesso valore nutritivo degli alimenti freschi. Una convinzione da smentire: se il processo di surgelazione è stato eseguito correttamente, questo rischio non esiste. Anzi, soprattutto nel caso del pesce, le temperature sotto lo zero, abbattono completamente le cariche batteriche normalmente presenti nei cibi.

I valori nutritivi si conservano dunque intatti e il prodotto è addirittura più sicuro di quello fresco. Quando si acquista del pesce surgelato, oltre all’origine, come già sottolineato, è bene fare attenzione alle altre informazioni presenti sull’etichetta: il nome dell’azienda produttrice, meglio se noto; il metodo usato per reperire la materia prima (se si tratta cioè di pescato o allevato) e l’elenco completo degli ingredienti.

E’ senz’altro preferibile evitare conservanti, coloranti o preparazioni troppo elaborate, che richiedano l’impiego di margarina, olii e grassi idrogenati. Importanti infine, la data di confezionamento (meglio se vicina) e quella di scadenza. Attenzione anche agli imballaggi, se sono compostabili o riciclabili è meglio per l’ambiente e per tutti noi.

 


Fonte: Foodweb

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