Alla conquista del consumatore

Ogni nostro movimento lascia delle tracce. Disseminiamo impronte informatiche anche quando facciamo la spesa al supermercato, attraverso i lettori che ci permettono di fare cassa autonomamente, oppure compilando questionari o albi per la raccolta dei punti.

Molti di noi hanno in tasca la tessera socio di questo o quel marchio della grande distribuzione; un complesso di elementi che significa una sola cosa: i produttori, i distributori e i rivenditori stanno imparando a conoscerci. Anzi, in alcuni casi, conoscono le nostre abitudini come le loro tasche.

Il mondo del commercio, anche dei prodotti alimentari, cambia dunque, sotto la spinta delle innovazioni tecnologiche e le catene della grande distribuzione adottano il marketing cosiddetto omnicanale, personalizzando l’offerta, sulla base delle nostre preferenze.

Sono in molti i brand che hanno sviluppato le pratiche DTC: non l’acronimo di uno strumento diagnostico, ma le iniziali delle parole inglesi “Direct to consumer”, ovvero “direttamente al consumatore”, attraverso apposite piattaforme digitali.

Un noto colosso americano del cibo ha recentemente investito grosse cifre per costruire la propria piattaforma. Loghi specifici per “generici” luoghi virtuali, cui si ha accesso da casa, dall’ufficio, dall’albergo, dalle vacanze.

Non importa dove siamo, il cibo ci raggiunge sempre e velocemente. I dati statunitensi ed europei sulle vendite on line parlano chiaro: si registrano, per alcuni marchi, incrementi del 40%, mentre uno studio della multinazionale Nielsen prevede che il 70% dei cittadini americani farà la spesa on line, nell’immediato futuro. I prezzi al momento risulterebbero essere più convenienti, per i consumatori, che hanno il grande vantaggio di fare (per molti di loro è già una consuetudine) la spesa senza spingere un vero carrello, ma riempiendone uno virtuale, sullo schermo di un pc o di uno smartphone.

I grandi marchi, dal canto loro, hanno la possibilità, sfruttando i dati degli ordini in loro possesso, di offrire ai clienti, carrelli spesa sempre più personalizzati, così come modalità di ricezione sempre più comode e veloci. Anche nuovi prodotti creati proprio a partire dall’analisi delle statistiche di vendita on line.

Ma ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro. Provate a pensare agli svantaggi di tali pratiche, per la nostra privacy, per esempio. Oppure alle ricadute che potrebbero avere, qualora diventassero dominanti, sulla nostra vita sociale. La ridefinizione del commercio al dettaglio significa anche ridefinizione di tutti gli altri aspetti della nostra quotidianità, nel bene e nel male.

Fonte. Foodweb

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