Il cibo salva-coppia

Coppie che hanno pochi rapporti, coppie che parlano poco, coppie che quasi non si conoscono e che all’improvviso si ritrovano a convivere forzatamente 24 ore su 24 in casa. Che cosa succede ai tempi del Coronavirus, quando i giorni di “reclusione” si allungano, senza neanche poter conoscere una data certa in cui finalmente diminuirà l’emergenza? Come aiutare, salvare, ma anche migliorare il rapporto di coppia, in un momento così delicato e difficile?

Ne parliamo con la dottoressa Marinella Cozzolino, psicoterapeuta e sessuologa, presidente dell’AISC (Associazione Sessuologia Clinica)

“Partiamo da un presupposto: dal momento in cui questa sorta di “arresti domiciliari” si sta prolungando, dobbiamo davvero mettere in preventivo un momento di crisi, anche nella coppia più solida. Intendo una discussione forte, uno scatto di rabbia, tensione improvvisa, un “non ne posso più”. È cambiata all’improvviso la nostra quotidinanità, i rapporti sono gli stessi, ma ora emergono difficoltà, lo sbilanciamento dei ruoli all’interno della casa. Di solito è la donna a sentirsi la padrona di casa. L’uomo che prova a proporsi, a ritagliarsi un nuovo ruolo tra le mura domestiche o anche solo la sua presenza costante può creare fastidio. O viceversa: la donna può avvertire più forte il peso di dover gestire tutto, troppo, tutto insieme. Non solo la gestione del quotidiano, ma ora si aggiungono la scuola dei figli, la paura, l’angoscia, che rende ancor più faticoso tutto. Tanto da fare, senza un minimo di libertà, si vive un ritmo che di libero non ha nulla”.

Che cosa possiamo fare?

“Non facciamo di tutto per non discutere. Se facciamo finta di niente rischiamo di somatizzare o di trasferire l’aggressività in altro, su altri. Oppure il rischio è quello di sviluppare la depressione fra un mese. Negli spazi piccoli l’aggressività necessariamente si svilupperà. Ci si divide la tv, il bagno, il telefono, il computer… stiamo invadendo ciascuno lo spazio dell’altro. E ora anche la scuola entra in casa. L’illusione iniziale era ci godiamo la casa. Ma dopo qualche giorno è pesante. Proviamo allora a confrontarci sulle difficoltà, a tirarle fuori. Cerchiamo di capire l’altro, di metterci nei panni dell’altro.

“Un esempio: si dice spesso che gli uomini non aiutano, ma anche noi donne, diciamolo, siamo spesso pesanti! C’è un punto importante: gli uomini non sono abituati a vivere l’intimità della loro casa. Si rendono conto di non avere una loro collocazione. Che cosa fare? Più di quanto immaginiamo hanno bisogno di uno spazio. Cerchiamo di capirli, di capirci tutti.

Organizziamoci per lasciare a ciascuno un po’ di spazio. Facciamo sperimentare i membri della famiglia, anche in attività nuove. Il marito che cucina, il figlio che passa aspirapolvere… Sistemare insieme, senza giudicare come l’altro fa le cose”.

La cucina è una delle zone di casa più vissute. Ecco, può aiutare la coppia in questo periodo?

“Assolutamente sì. Aiuta sotto tanti punti di vista. Le parole cucina e cibo hanno un significato che va al di là del termine stesso. Cucina: creatività, manualità, quindi anche energia. E l’energia è anche sessuale. Cibo: è appetito, come l’appetito sessuale, è libidinoso. Cucina e cibo ci permettono di stare in contatto con il piacere. Ci hanno tolto gli abbracci, i parenti, gli amici, i nipotini. Ci hanno tolto il piacere. Con tutta la dose di angoscia che stiamo sostenendo. Una fonte immediata di piacere è il cibo. E allora creiamo con il cibo, sperimentiamo, condividiamo. Stasera io, domani tu, poi insieme…

Cucina e cibo muovono energia pulita, creano piacere e ci permettono di saziare il bisogno vitale dell’essere umano: provare piacere!!!!”

Il cibo aiuta a placare ansia e angoscia?

“Aiuta molto, come accade al neonato quando si attacca al seno della mamma e smette di piangere. Il cibo può essere in questo caso uno strumento per comunicare e per dimostrarsi delle cose. Faccio un esempio: un gesto carino può essere quello di portare la colazione a letto. Un giorno lei, un giorno lui. E magari il secondo giorno oltre al caffè uniamo un bigliettino, un dolcetto preparato in casa. Piccoli gesti che comunicano qualcosa… Oppure scambiamoci delle competenze: Come si fa? Me lo insegni, così imparo anche io? Far felice l’altro attraverso uno strumento che è il cibo, diamo tempo, trasmettiamo competenza.

Possiamo anche ricominciare a parlare attraverso il cibo?

“Certo! Per esempio riscoprendo vecchie ricette, spesso legate anche a ricordi dell’infanzia. È un modo di raccontarsi, di recuperare pezzetti di passato, che ci possono aiutare a conoscere meglio l’altro. Si parla sempre di presente e futuro, poco di ciò che è stato. E, invece, può essere così importante per scoprire qualcosa del nostro partner, capire forza, fragilità… Possiamo conoscerci meglio e anche volerci più bene! La condivisione delle emozioni crea la vera intimità”.

Scritto da Angelica Amodei

Giornalista professionista e autrice tv, esperta di salute e benessere.

È direttore editoriale del magazine In Forma. Appassionata di buon cibo, ricette ed alimentazione salutare, presenta su Alice tv la trasmissione “Il Folletto delle Torte”.

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