Una mela al giorno (seconda parte)

(Seconda parte)

Nell’immagine di apertura: Paul Cézanne, Pommes et biscuits (Mele e biscotti), 1879-1882, olio su tela, 45 x 55 cm, Musée de l′Orangerie, Parigi

Singolare, enigmatico, indifferente alla critica grazie anche alla vita agiata che poté condurre, maturò presto un approccio alla pittura e ai soggetti da raffigurare che decretarono il suo distacco dall’Impressionismo, movimento entro il quale aveva tentato il suo debutto artistico. Cézanne trascorreva molto tempo, talvolta mesi, attorno alla dipintura di un soggetto. Cercava di penetrarne a fondo l’essenza, quel “qualcos’altro” che è oltre il visibile, la struttura interna, quella della natura e della geometria.

Per questo l’opera di Cézanne può definirsi monumentale, solenne, classica, pur nella modernità dell’esecuzione pittorica fatta di sovrapposizioni successive di colore, di volta in volta mai mischiato con altri. Una tecnica che richiedeva meticolosità e pazienza nell’attendere che ogni strato si asciugasse prima di passare al successivo. Cézanne animò l’interesse dei pittori italiani ai quali, in un articolo pubblicato nel 1908, Ardengo Soffici lo presentò come “pazzo e primitivo, al modo di Jacopone da Todi e Giotto”.

Paul Cézanne appariva modernissimo e nello stesso tempo radicato sui grandi principi della costruzione della pittura italiana: geometria, ordine, solennità della composizione. A lui, ormai post mortem, veniva riconosciuta la capacità di dare dignità alla composizione, all’immagine, qualunque fosse il soggetto.

Cézanne, che in Italia non è mai venuto e che non fu ispirato dal Rinascimento, aveva dentro di sé un’idea classica dell’arte e il principio della suprema dignità della forma artistica.

Fu forse per questo che all’amico Emile Zola disse “Stupirò Parigi con una mela”.

Accanto alle tante versioni dell’amata Montaigne Saint-Victoire o a quelle delle Bagnanti, ai 200 ritratti, ai 30 autoritratti circa, nella varietà dei soggetti classificati nel genere della natura morta, le mele ebbero, dunque, sempre un posto di riguardo nell’opera dell’artista.

Tra le composizioni più belle vi è Pommes et biscuits (Mele e biscotti), un olio su tela di medie dimensioni (45 x 55 cm) conservato al Musée de l′Orangerie di Parigi. Il dipinto non è datato ma è stato probabilmente realizzato tra il 1879 e il 1882, in un periodo particolarmente sereno dell’artista che in quegli anni viveva tra Parigi e Melun, nella regione dell'Île-de-France.

Certo, un quadro lo si può vedere in molti modi. Ma se si prova ad assumere il principio della geometria e della solennità della composizione non si può fare a meno di notare la suddivisione in tre registri che da quello inferiore sino a quello più alto appaiono come tre mondi differenti e nello stesso tempo intimamente uniti.

La parte anteriore di una  madia, tipico mobile rustico in legno, di quelli destinati alla lavorazione e ala conservazione del pane casalingo, occupa il primo registro, in basso.

Su uno dei cassetti scortecciati si intravede il decoro di un fiore. Tutta la sezione intermedia è occupata dal piano del mobile, che racconta di un’usura quotidiana, sul quale stanno le mele, quattordici per l’esattezza: gialle, rosse, rosse con striature gialle. Sulla destra, un piatto dal bordo azzurro con al centro due biscotti. Mi avventuro nell’ipotizzare che si tratti di savoiardi, data la loro forma.

Osservo le piccole e ordinate pennellate di bianco attorno e sotto a quelle che costruiscono i biscotti e il loro candore fa inevitabilmente pensare allo zucchero. Mele, savoiardi, zucchero: gli ingredienti di base della Charlotte alle mele e savoiardi, una delle torte francesi più antiche e diffuse. Il piano è leggermente inclinato verso lo spettatore. Siamo di nuovo di fronte ad un invito. Un invito ad entrare nella scena, ad attraversare il confine del recinto pittorico e della temporalità, ad entrare in una casa nella quale qualcuno sta per preparare un dolce.

Di questa casa percepiamo la vita, la carta da parati color del cielo (la stessa che torna in altri dipinti di Cézanne) occupa tutto il registro superiore del dipinto. Le ombre proiettate dalle mele sono lunghe e si espandono da ambo i lati sul fondo della madia. Le stesse mele sono modellate con uno spessore del colore maggiore rispetto al resto della composizione. Si percepisce il peso di queste mele. Quella più scura, al centro, nascosta per metà da un’altra, sembra rovinata.

È tuttavia in asse con questa che sullo sfondo azzurro si staglia il disegno di alcuni fiori, in gradazione tonale con la carta da parati.

Al cospetto di queste mele, si comprende appieno perché la vedova del collezionista Paul Guillame, Domenica Walter, nel 1952 decise di acquistare Pommes et biscuits per una cifra considerata allora spropositata. Ella si portava via non soltanto un dipinto del precursore della pittura moderna ma prendeva per sé una delle opere più sensuali e vibranti di Cézanne, così tanto permeata di quell’inconfondibile modo di intendere la natura come flusso emotivo da condensare nelle mele l’essenza stessa della bellezza.
 

Bibliografia di riferimento

  • Lionello VenturiCézanne, son art, son oeuvre, Parigi, 1936
  • Michel Hoog,   Cézanne: puissant et solitaire, 1989  
  • Stefania Lapenta, Cézanne, Milano, Rizzoli, 2003
  • Marisa Vescovo, Cézanne, in Art dossier, Giunti, 2007

Laureata in Lettere moderne, con indirizzo Storico Artistico, alla Sapienza di Roma, sua città natale e in Scienze Psicologiche Applicate all’Aquila, insegna Storia dell’Arte negli istituti di istruzione secondaria superiore.  

Collabora da più di un decennio con l’Università  degli Studi Roma Due di Tor Vergata nell’ambito della formazione agli insegnanti e da alcuni anni come docente a contratto con la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi Roma Due di Tor Vergata.

È, inoltre, cultrice di materia presso la cattedra di Psicologia scolastica e delle dinamiche dei processi educativi all’Università LUMSA di Roma. Interessata da sempre allo studio dell’analisi e dell’interpretazione delle immagini, al fine della comprensione del loro significato e degli eventuali simboli in esse rappresentati, ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche.

Da diversi anni si occupa dello studio della relazione tra arte e pubblicità

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