Una mela al giorno

(Prima parte)

Nell’immagine di apertura: Paul Cézanne, Autoritratto (1883-1887); pittura a olio, 44×36 cm, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen

È proprio il caso di dire che di una mela al giorno o, a ben vedere, di più di qualche mela al giorno, Paul Cézanne (Aix-en-Provence, 1839-1906) nutrì la propria vita artistica e non solo.

La natura morta e, in particolare, le mele costituirono uno dei soggetti pittorici prediletti dal pittore francese che per tutto l’arco della sua esistenza le dipinse rendendone sempre tangibile la sensualità della forma, la semplicità dei volumi e la bellezza dei colori.

Costruite con una resa pittorica tanto consistente quanto palpabile, le mele di Cézanne riescono ancora oggi a suggestionare la percezione sensoriale di chi vi si trovi posto di fronte dal vivo e arrivi così ad avvertirne il profumo e la fragranza del gusto. Molto più di altri, Cézanne è un artista che andrebbe apprezzato rigorosamente dal vivo. Ad ogni modo, una riproduzione fotografica di qualità può rendere l’idea di come, davanti ad una sua natura morta, si realizzi quell’influenza tra più sensi, generata da uno stimolo rivolto ad un senso specifico, in questo caso la vista, che scatena la reazione di un altro senso o di più sensi, che realizza la magia della sinestesia.

I sensi si mescolano e il risultato è un’esperienza che ci fa percepire una presenza, la nostra.

Cézanne dipinse spesso le mele in insiemi che ne esaltano le varietà esistenti in natura. Colpisce l’affermazione dell’artista secondo cui “(…) dipingere non è copiare servilmente il dato oggettivo, è cogliere un’armonia fra rapporti molteplici … sviluppandoli secondo una logica nuova e originale” e la risonanza che possiamo cogliere nei risultati di alcuni recenti studi sulle qualità sensoriali percepibili delle mele, come - ad esempio - quello in cui è detto che “sensazioni apparentemente semplici come la dolcezza, [sono] in realtà, il risultato di interazioni multisensoriali prodotte da stimoli di natura diversa”  e che, più in generale “per predire la qualità percepita di un prodotto, è necessario considerare tutti i parametri fisici e chimici coinvolti piuttosto che singoli stimoli separatamente(cfr. Eugenio Aprea, ricercatore del gruppo Qualità Sensoriale del Centro ricerca e innovazione della Fondazione Mach, Istituto Agrario San Michele All’Adige, in www.fmach.it/CRI/info-generali/organizzazione/Direzione-Centro-Ricerca-e-Innovazione/Qualita-alimentare-e-nutrizione/Qualita-sensoriale/EUGENIO-APREA.

Cfr. a questo proposito, tra gli altri, il lavoro di Maria Laura Corollaro, Sensory and instrumental profiling of apples: a new tool for quality assessment, tesi di Dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari, Università Alma Mater, Bologna, http://amsdottorato.unibo.it/6639/1/PhD_Thesis_Corollaro.pdf).

In tale singolare parallelismo non si può non osservare che allo stesso modo con cui, per l’alimentazione, gli esperti agroalimentari suggeriscono “se si vuole imparare a degustare la frutta, apprendere come riconoscere, distinguere e valutare le diverse caratteristiche e le relative intensità, il frutto con il quale è consigliabile iniziare è senza dubbio la mela” (S. Predieri, F. Rapparin, Il melo, in Aromi e sapori, p. 68, cfr. www.colturaecultura.it/content/aromi-e-sapori-2), per la crescita artistica e umana di Paul Cézanne, animato dallo scopo di “dipingere secondo il cubo, il cilindro, la sfera”, le mele costituirono un soggetto primigenio e  irrinunciabile. Più ancora delle arance (altro frutto ritratto dall’artista, spesso proprio insieme alle mele) ma privo di quella gamma di combinazioni cromatiche che le tante varietà di mele gli offrivano.

Incontestato padre dell’arte moderna, benché riconosciuto come tale solo dopo la sua morte (eccezion fatta per alcuni amici come Claude Monet), Paul Cézanne fu figura eccentrica e geniale insieme. Una voce fuori dal coro, scontroso e difficile da avvicinare, difendeva la propria sensibilità dietro l’apparenza del provinciale rozzo e trasandato e l’atteggiamento provocatorio con il quale cercava di guadagnare un posto nella cerchia di Édouard Manet.

(continua)

Laureata in Lettere moderne, con indirizzo Storico Artistico, alla Sapienza di Roma, sua città natale e in Scienze Psicologiche Applicate all’Aquila, insegna Storia dell’Arte negli istituti di istruzione secondaria superiore.  

Collabora da più di un decennio con l’Università  degli Studi Roma Due di Tor Vergata nell’ambito della formazione agli insegnanti e da alcuni anni come docente a contratto con la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi Roma Due di Tor Vergata.

È, inoltre, cultrice di materia presso la cattedra di Psicologia scolastica e delle dinamiche dei processi educativi all’Università LUMSA di Roma. Interessata da sempre allo studio dell’analisi e dell’interpretazione delle immagini, al fine della comprensione del loro significato e degli eventuali simboli in esse rappresentati, ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche.

Da diversi anni si occupa dello studio della relazione tra arte e pubblicità

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