Mirum in ovo

(prima parte)

Fig. 1 Antonio Canova, Testa di Elena, 1819, marmo bianco, Ermitage, San Pietroburgo
Fig. 2 Elena, ekkolapsis (ἐκκόλαψις), La schiusa dell'uovo, V sec. a.C., calcare, Museo archeologico nazionale di Metaponto.

Un uovo a sorpresa. 

Quando si narra di Elena e della tragedia che travolse i troiani dopo la decennale guerra con i greci, non si può non rammentarne che, stando al racconto omerico, fu proprio la sua incomparabile bellezza ad esserne causa. Pur di avere per sé la più bella tra le donne, regina di Sparta e moglie di Menelao, il principe troiano Paride non esitò a rapirla con la complicità di Afrodite, in debito con il giovane per aver ricevuto in dono da costui il pomo che ne sanciva il primato in bellezza nella contesa con Athena ed Era. Tutto accadde malgrado il volere di Elena che, sebbene consapevole del potere della propria avvenenza, ne avvertì il dono come una maledizione. 

Vano ogni suo tentativo di opporsi o di dispregiare la viltà del suo rapitore che utilizzò l’espediente della nebbia, opportunamente prodotta da Afrodite, per proteggersi dall’ira achea e vano ogni suo vagheggiare la nostalgia per il consorte spartano. Elena fu prigioniera degli effetti della propria bellezza sugli uomini e fu ostaggio di una dea – Afrodite - alla quale, nonostante il fulgore della propria, non fu concesso di amare il mortale Paride come ella avrebbe invece desiderato.

Tanto più tragico è il destino di Elena tanto più esaltata fu la sua bellezza in ogni dove e in ogni opera, sia figurativa che letteraria. Un tema, tra i tanti, ha contribuito ad alimentare il mito di un tale insuperabile incanto: quello di Zeusi, celebre pittore greco. L’artista, avendo ricevuto l’incarico di dipingere l’immagine di Elena per il tempio di Era a Crotone, avrebbe scelto cinque tra le più belle fanciulle della città per poter di ciascuna selezionare le parti migliori e, assemblatele, ricostruire con esse l’immagine perfetta di quella meravigliosa regina di Sparta. Persino Boccaccio esaltò un tale mito affermando, nel commento alla Divina Commedia, che il timore di fallire impedì anche ai più valenti artisti di misurarsi nell’impresa di riprodurre una tale, inimitabile, bellezza. 

Ciò non di meno, Antonio Canova raggiunse un mirabile punto d’arrivo intorno al 1819 immortalando nel candore marmoreo i tratti di un volto meravigliosamente perfetto (fig. 1), in una sfida tra natura ed artificio, altrettanto mirabilmente cantate da Lord Byron:

«In questa diletta visione marmorea,
al di sopra delle opere e dei pensieri dell’uomo,
ciò che la natura avrebbe potuto ma non volle fare,
Bellezza e Canova possono!
Al di là della forza dell’immaginazione
al di là dell’arte sconfitta del bardo,
con l’immortalità sua dote,
guardate, ecco l’Elena del cuore!
»

Dunque, Elena è la Bellezza.

È perciò con sconcertante sorpresa che si apprende che la figura che fuoriesce dal guscio d’uovo semiaperto, rappresentata nella piccola scultura in calcare biancastro della fine del V sec. a.C. (fig. 2), è proprio Elena! Proveniente da un corredo funerario di Metaponto, in Basilicata, il piccolo oggetto votivo rappresenta la nascita di Elena da un uovo

Prima di comprenderne il significato e, ancor più, il senso di una trattazione scultorea davvero singolare se paragonata all’eco di un mito volto ad evocare la potenza senza limiti della bellezza di questa donna, va detto che a favore di Elena si era diffuso un vero e proprio culto e che erano almeno due i santuari a lei dedicati.

Un tempio si trovava a Sparta, come ci dice Teocrito (310-250 a.C.), mentre Erodoto ne nomina un secondo, dedicato ad Elena ed al suo consorte Menelao, collocandolo in una località nei pressi di Sparta, Therapne, dove si tributavano culti ai due sposi considerati alla stregua di divinità. L’aspetto più interessante è però dato dal sapere che in questa secondo santuario venivano condotte le bambine con il cui aspetto la natura era stata poco generosa, nella speranza che acquistassero un poco di bellezza e grazia.

Se, tolto Canova e pochi altri, difficilmente gli artisti si sono misurati nella rappresentazione della bellezza di Elena, quella della sua nascita da un uovo la si ritrova più frequentemente riprodotta persino negli oggetti di uso comune, come anfore, crateri o pelike.

La stessa meravigliosa figura scolpita da Canova indossa sul capo “un mezzo guscio d’uovo”, essendo riuscito - un tale geniale e colto scultore – a fondere con quel dettaglio la narrazione dell’origine semidivina di Elena e il dono della bellezza datole in sorte dagli déi.

(continua)

Laureata in Lettere moderne, con indirizzo Storico Artistico, alla Sapienza di Roma, sua città natale e in Scienze Psicologiche Applicate all’Aquila, insegna Storia dell’Arte negli istituti di istruzione secondaria superiore.  

Collabora da più di un decennio con l’Università  degli Studi Roma Due di Tor Vergata nell’ambito della formazione agli insegnanti e da alcuni anni come docente a contratto con la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi Roma Due di Tor Vergata.

È, inoltre, cultrice di materia presso la cattedra di Psicologia scolastica e delle dinamiche dei processi educativi all’Università LUMSA di Roma. Interessata da sempre allo studio dell’analisi e dell’interpretazione delle immagini, al fine della comprensione del loro significato e degli eventuali simboli in esse rappresentati, ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche.

Da diversi anni si occupa dello studio della relazione tra arte e pubblicità

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